Def, prevista una crescita al 4,5% nel 2021 

La stima del Mef batte quella del Fondo monetario. Ottimismo per ripresa e crescita testimoniato anche dalla volontà di procedere alla riforma tributaria nella seconda metà dell’anno.  Come da previsi...

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La stima del Mef batte quella del Fondo monetario. Ottimismo per ripresa e crescita testimoniato anche dalla volontà di procedere alla riforma tributaria nella seconda metà dell’anno. 

Come da previsioni sono stati approvati dal Cdm ieri (15 aprile ndr) sia il nuovo scostamento di bilancio, sia il Documento di economia e finanza, che mai come in questo momento si rivela lo strumento idoneo per “rafforzare la spinta per uscire dalla crisi” come si legge nella premessa del documento, a firma del ministro dell’Economia Daniele Franco. 

L’obiettivo è la crescita, anche se forse sarebbe meglio dire tornare a crescere, in maniera forte, decisa. Provocare una sorta di “effetto shock” come d'altronde sono scioccanti i dati che giungono dalla Cina (Pil al +18,3% nel primo trimestre 2021). Naturalmente da prendere con le dovute proporzioni. 

Al momento la nostra compagine può fare affidamento su due elementi che dovrebbero rappresentare l’innesco per la ripresa e la successiva crescita, che il Def stima al 4,5% per fine anno, battendo addirittura le previsioni del Fmi fermo al 4,2% 

Il primo strumento sono le risorse stanziate proprio con il nuovo scostamento di bilancio. 40 miliardi di euro è una cifra importante, e di questi circa la metà è destinata a finanziare il decreto Sostegni 2 con nuovi aiuti a imprese e partite Iva. L’aspettativa è che solo questo possa contribuire a un aumento del Pil dello 0,6%. 

Nello specifico gli aiuti oltre al contributo a fondo perduto dovrebbero prevedere sgravi d’imposta, copertura della quota fissa delle bollette, sconto su parte dei canoni di locazione attraverso credito d’imposta, stando a quanto riportato nel Def. 

Un altro sostegno sarà rappresentato dalla proroga delle garanzie per il credito alle imprese. 

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Ma è sul secondo strumento, il recovery fund, che il Governo si è concentrato, con l’intenzione addirittura di aumentarne la gittata, da 205 a 237 miliardi attingendo a risorse “complementari” e nazionali. Per questo l’idea è di costituire un “fondo di investimento complementare”, pluriennale, che ogni anno dovrebbe disporre di 4/5,4 miliardi. Resta da chiarire se partirà già da quest’anno o dall’anno prossimo. 

Il Cdm di ieri è stata l’occasione per fare il punto sulla congiuntura: il primo trimestre dovrebbe essere andato meno peggio del previsto e si stima che il nostro Pil tornerà positivo già dal secondo trimestre. 

Forse anche grazie a questo che il Governo Draghi ha trovato il coraggio di indicare la riforma fiscale nel Def, fissandone la possibile data di approvazione nella seconda metà dell’anno e quindi con benefici che potrebbero iniziare a vedersi già dal prossimo 2022. 

Tutto questo tenendo ovviamente come osservati speciali i conti pubblici: il deficit dovrebbe toccare a fine anno l’11,8% del Pil e il debito al 160%. Ritornare sotto il 3% resta sempre l’obiettivo da perseguire, e le previsioni indicano un possibile calo di 7 punti percentuali da qui al 2024. 

Stime tutte legate naturalmente all’andamento positivo del piano pandemico (80% di vaccinati entro settembre) e all’effettiva efficacia dei vaccini. In caso contrario la crescita potrebbe essere più modesta, intorno al 2,7%. 

 

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