Continua la crisi dei consumi delle famiglie

Nel 2012 la spesa media mensile per famiglia è diminuita sia in valori correnti che in termini reali. Per l’anno in corso la previsione dei consumi  è di un ulteriore -2,3%. stabilità nel 2014 Nel 201...

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Nel 2012 la spesa media mensile per famiglia è diminuita sia in valori correnti che in termini reali. Per l’anno in corso la previsione dei consumi  è di un ulteriore -2,3%. stabilità nel 2014

Nel 2012, la spesa media mensile per famiglia è stata, in valori correnti, di 2.419 euro (-2,8% rispetto all’anno precedente). Tenuto conto della dinamica inflazionistica (+3%) la spesa è diminuita anche in termini reali.
E per l’anno in corso la previsione è di una contrazione reale del 2,3% mentre per il 2014 avremo un ulteriore -0,1%..
D’altra parte l’andamento del reddito disponibile e l’elevata incertezza sulle prospettive del mercato del lavoro costituiscono due pesanti zavorre per una prospettiva di rilancio della spesa delle famiglie.
Parlare di crisi dei consumi non rappresenta, dunque, una novità. È dal 2009 che i numeri risultano preceduti dal segno meno. Più interessante è, invece, andare a guardare dentro alcune dinamiche che hanno accompagnato questa evoluzione negativa della spesa delle famiglie.
è quello che tenteremo di fare con riferimento a tre variabili:

1. la condizione professionale della persona d riferimento della famiglia
2. la tipologia della famiglia
3. la territorialità
La spesa media mensile per consumi alimentari, pari a 477 euro,  presenta una variabilità assai modesta in funzione della condizione professionale della persona di riferimento.
Una famiglia di imprenditori o di operai spende più o meno lo stesso budget per mangiare in casa.
Il profilo dei consumi di una famiglia in cui la persona di riferimento è un lavoratore in proprio è abbastanza simile a quello di una famiglia di operai.
Un dato che dovrebbe suggerire un supplemento di cautela a quei mezzi di comunicazione che gridano allo scandalo riportando le statistiche sui redditi dei lavoratori autonomi.
Le differenze di spesa diventano, al contrario, molto sostenute quando dagli alimentari si passa  ad alcune tipologie di beni come l’abbigliamento o di servizi come i trasporti, il tempo libero, le vacanze, i ristoranti, ecc.
In questi casi Il peso della variabilità sul valore medio arriva anche al 50%.
La famiglia di un imprenditore spende per il tempo libero quasi il doppio di quanto spende la famiglia di un operaio. E lo stesso accade per le spese per viaggi, pasti fuori casa, assicurazioni, ecc.

Lo stile di vita cambia e determina le scelte
Anche per i trasporti le differenze sono cospicue. Non soltanto il reddito ma anche lo stile di vita risulta decisivo  nelle scelte di consumo delle famiglie.
È fin troppo ovvio che la spesa per consumi dipende dalla dimensione del nucleo familiare. Tuttavia, guardando con maggiore attenzione dentro i dati si scoprono alcune cose interessanti.
Una persona sola spende per mangiare in casa più o meno la stessa cifra indipendentemente dall’età.
Ma già quando si passa a considerare una coppia senza figli la situazione presenta una variabilità significativa. Una famiglia costituita da una coppia senza figli con meno di 34 anni spende per mangiare in casa 100 euro in meno al mese di quanto spende una coppia con più di 64 anni.
La situazione si capovolge quando si passa a considerare le spese per viaggi, ristoranti, ecc.
Una coppia giovane spende quasi il doppio di una meno giovane.
E tra i single il differenziale aumenta ulteriormente fino quasi a triplicarsi.
Anche sotto il profilo territoriale la spesa per consumi alimentari presenta una differenze contenute. Si spende un po’ di più nel centro-sud:  molto dipende dalla maggiore dimensione delle famiglie e dalle loro caratteristiche più tradizionali.

Differenze importanti si rilevano invece nel budget destinato all’arredamento, all’istruzione, al tempo libero e alle cosiddette “altre spese”.
Si registra, ad esempio, che le famiglie valdostane destinano alle spese per arredamento in media 258 euro al mese, l’83% in più di quanto facciano i lombardi ed il 172% in più dei campani.
Per l’istruzione le famiglie della provincia di Trento spendono il 100% in più di quelle del Lazio e quattro volte quando spendono i siciliani.
Da ultimo, per le spese relative a viaggi, pasti fuori casa e altri servizi una famiglia lombarda spende il 48% in più di una famiglia ligure ma il 29% meno di una famiglia della provincia di Bolzano.

In conclusione possiamo dire che dentro la dinamica dei consumi entrano in gioco numerose variabili che vanno ben oltre la congiuntura economica.
Ecco perché ci sono comparti che soffrono di più e comparti che soffrono di meno anche quando la crisi picchia duro.
Se è vero che su alcune variabili strutturali, come ad esempio quelle demografiche, non abbiamo grande possibilità di intervento è altrettanto vero che la loro attenta osservazione ci può guidare nel compiere alcune scelte essenziali per contrastare gli effetti della crisi.

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