Carola Pisaturo si sta confermando sempre più una delle pochissime dj donne da esportazione, come certificano le sue performance alla Red Bull Music Academy e le sue performance al Momà di New York e al Sonar di Barcellona. A dicembre ha suonato a San Francisco e a Capodanno – in Toscana – ha diviso la consolle con Sven Vath; nel frattempo la sua label Clacque Music sforna produzioni che suscitano sempre più attenzione da parte di tutti i dj. A Milano Carola Pisaturo è di casa, grazie alla sua residenza all’Amnesia, dove si è esibita in un party pre-natalizio che ha suscitato grandi entusiasmi.
Quali sono stati i tuoi esordi artistici?
“La passione per il djing è nata a Napoli, il colpo di fulmine l’ho avuto sentendo quello che allora era un nerd pelato, che faceva una musica molto diversa da quelli che avevo sentito fino ad allora, lui era Richie Hawtin. Ho iniziato per gioco e mi sono ritrovata quasi subito in consolle a fianco a dj come Sven Vath, Villalobos, lo stesso Richie. Da ognuno di loro ho cercato di rubare qualcosa e di farlo mio. Da lì è arrivata poi la voglia di lavorare in un negozio di dischi, di produrre, di studiare ingegneria del suono, di lavorare come fonico, di fondare una label”.
Come nascono le tue produzioni discografiche?
“A volte rimango stupita da come le cose ci influenzino, senza che ce ne rendiamo conto. Ad esempio ieri ero alle prese con una traccia, stavo lavorando su un suono e decido che è il caso di fare una pausa e ascoltare altro. Inizio a sentire delle tracce di riferimento e trovo somiglianze, similitudini a cui non avevo fatto caso, così mi sono autoproclamata una copiona, ma insomma tutti assorbiamo quello che ci piace e inconsciamente tendiamo a riproporlo, più o meno dignitosamente”.
Ti ispiri a qualcuno in particolare?
“A nessuno in particolare, a parte i miei nonni. Ammiro chi lavora con determinazione senza farne un’ossessione, a chi conserva la curiosità anche dopo tanti anni di carriera, a chi sa essere leggero senza essere superficiale”.