A Milano apre HUAN Oriental Bistrot

HUAN è il “miraggio” di un incontro possibile tra Oriente e Occidente nel cuore storico di Milano, i Navigli. In una zona dove da un po’ di tempo alcuni indirizzi di qualità cercano di arginare l’onda...

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HUAN è il “miraggio” di un incontro possibile tra Oriente e Occidente nel cuore storico di Milano, i Navigli. In una zona dove da un po’ di tempo alcuni indirizzi di qualità cercano di arginare l’onda appiattente della movida serale, per far vivere questo angolo unico della città anche a chi cerca sostanza nel piatto e al banco bar, il progetto HUAN si ritaglia una nicchia precisa. HUAN è un inedito oriental bistrot dove sapori e tecniche della cucina orientale si mescolano a materie prime e creatività italiane e viceversa…

In un ambiente suggestivo, tra arredi vintage e decori originali, i colori, gli accostamenti e i materiali, reinventano l'atmosfera di un social club coloniale in un linguaggio attuale. Aperto solo la sera, con HUAN debutta una formula sofisticata ma informale, eclettica e flessibile, conviviale e condivisibile, dal drink alla cena. Protagonista assoluto il dim sum ma in una versione alternativa “by night”. Se per la tradizione cinese il dim sum individua un pasto rappresentato da una successione di piccole porzioni per accompagnare il tè del mattino e i pranzi in famiglia, qui i piccoli piatti compongono una carta che può accompagnare l'aperitivo, offrire una cena completa, completare un late drink. Tutto in estrema libertà.

Lo spazio
Il contenitore prezioso dell’esperienza da HUAN è un gioco provocatorio, utilizzare un linguaggio che richiama l’oriente, senza ricalcarne il folklore abusato. Il progetto curato dallo studio di architettura Brizzi + Riefenstahl asseconda i volumi di uno spazio antico e profondo, fortemente connotato dai mattoni a vista, dagli archi e dalle colonne ma lo trasporta in una dimensione diversa, contemporanea. In successione naturale trovano la loro sede le tre esperienze fondamentali di HUAN: L’accoglienza del cibo e di chi lo prepara nella scatola di una cucina di vetro, volutamente trasparente ed esposta agli occhi dei passanti e di chi decide di entrare. Lo sappiamo, il cibo oggi è messa in scena, e la cucina, che era luogo dannato, è più che mai palcoscenico. L’incontro al cocktail bar, perché nessun luogo più dei Navigli milanesi si racconta davanti ad un drink. L’appuntamento è all’ingresso, lungo un bancone rigoroso, pulito, una linea d’oro che vi accompagna trasversale, come dopo ogni aperitivo che si rispetti, all’esperienza della cena. Sullo sfondo una grande parete modulare a blocchi luminosi in vetroresina riprende la tessitura del muro in mattoni. E’ il sofisticato richiamo anche da strada e pervade il locale di una confortevole luce riflessa, opalescente.

La convivialità sussurrata della dinner room si svela nei salottini anni ’50, sedute e tavolini più bassi perché, diversamente dalla formalità della ristorazione occidentale, il cibo cinese si allestisce nei piatti, ordinato e minuzioso, per avvicinarsi alla bocca con piccoli gesti e piccole pause. Cenare seduti qui è un tempo rilassato, lento, è esperienza intima ma anche sociale, se preferiamo condividerla seduti attorno ai due più ampi tavoli tondi di legno e metallo. Una mescolanza voluta di materiali e suggestioni: il rosso ed il rosa, le ombre con le luci, il grezzo e le patine, il freddo e i velluti, racchiuso tutto in una lussuosa scatola Blu Pavone.

Il tratto giocoso del progetto si percepisce nelle lampade da terra, un susseguirsi di steli sottili, galleggianti ai bordi della sala come canne di bambù, e negli spazi toilette vestiti di acido pied-de-poule maschile e di gotico-romantico macramè al femminile. L’ironia più evidente è però il ribaltamento della decorazione principale: il pavimento diventa la tela di una grande motivo dipinto a mano dalla artmaker Silvia Moro, un intrico di fiori vivaci, rami e foglie che riprende il gusto di sete cinesi retrò. Sin dalla soglia del locale diventa la via da seguire per addentrarsi nel suo cuore e la firma della sua atmosfera.

Cucina e drink
Quello del Dim Sum è un principio, non un singolo piatto, il modo di offrire un’ intera esperienza fatta di tante piccole emozioni. La scelta di HUAN è ripercorrere questa tradizione ma in una forma contemporanea nei sapori, negli accostamenti e nell’ispirazione che spazia indifferentemente tra due culture.
La carta è accattivante e agile, interpreta l’attualità con un’offerta che non ha categorie obbligate in successione. C’è spazio per ogni appetito. I piccoli piatti nominati quindi coerentemente Dim sum sono la taglia perfetta per creazioni originali che accompagnano un drink, come antipasto o da degustare in successione, tra gli esempi: Lost in Beijing: petto d’anatra, salsa di cachi e soia, cipolle borratane, okra, sesamo, Mr Daikon Rabbit: coniglio, datteri, panissa di daikon, cime di rapa o il Giardino Zen: crema di riso, verdure di stagione, tartufo nero; In evidenza in una sezione a sé sono i Dumpling, forse il piatto icona di questa formula, ovvero i “ravioli” preparati a mano e proposti secondo diverse cotture (al vapore, alla piastra, fritti) rivelano ripieni e condimenti di ricerca. Tradizione e innovazione avviluppati: Oriental Blood: spinaci, cavolo cinese, sedano, mascarpone, salsa di lampone e aceto di shiso Let’s tango: gambero, mandorle, lime, coriandolo, peperone, zenzero, mayo piccante The forbidden dumpling: Filetto di maiale, arancia, pepe sansho. tè alle rose Per citarne alcuni.

I cosiddetti Dinner sono i “piatti principali”, per un’esperienza di cena completa che spazia dalla carne al pesce, al veg come:
Wan: Riso bianco, coriandolo, cipolla rossa, manzo al cumino,
Lotus: Rana pescatrice, lardo di colonnata, topinambur, liquirizia
Le Perle del mio orto: Gnocchi di riso, brodo di zucca e zenzero, raccolto di stagione

Nei dessert un’arte pasticciera sapiente rinforza la golosità di alcuni sapori asiatici, per intenderci: Pera nashi, mousse alla ricotta, crumble alla cannella, gelato al cioccolato fondente oppure Tortino di zucca, chutney di datteri, gelato alle noci Il secondo motivo che spicca nella trama di HUAN è sicuramente la mixology. Al banco la cocktail list si distingue per variazioni sui classici e signature dall’intrigante twist asiatico: dallo Spicy Margarita: tequila, nettare d’agave, Triple sec, succo fresco di lime, estratto di zenzero, bitter piccante o il Chinese stranger in the night: brandy Poli, Liquore di bamboo, menta bianca glaciale, miele allo zafferano

Originale la proposta, di cocktail caldi come Oriental Julep: Nikka whiskey, liquore di bamboo, succo di limone, zucchero di canna, acqua calda, menta fresca o il Tè del viandante: tè verde, zucchero di cocco, rum bianco, rum scuro (a parte) sciroppo di vaniglia diventano un perfetto after dinner anche accompagnati da dolcetti e petits four dai tocchi orientali per chi ricerca un piacevole fine serata.

Le Persone
Come è evidente nella sua idea di cucina anche nelle Persone che fanno parte di HUAN c’è un intrecciarsi di incontri tra latitudini diverse. In principio ovviamente quello tra i soci fondatori Lily Liu businesswoman di Pechino, cosmopolita, viaggiatrice, innamorata della cultura italiana e Riccardo Capua affermato produttore di vino in Maremma, dalla Cina alla Toscana scelgono Milano, ormai riferimento delle nuove tendenze nei format dell’ospitalità, per dare sostanza concreta al loro progetto. Storie e culture che si confrontano e si sommano anche nella squadra in cucina, guidata dalla creatività dello chef Giorgio Bresciani, si miscelano al banco bar, gestito da Dario Orrù, e arrivano in sala dove Giada Wang, la quintessenza personificata di un’ospitalità italo-cinese, accoglie e consiglia.

Alla ribalta un team giovane dove chi ha la giusta esperienza della città e dell’ospitalità, lavora, ogni giorno, insieme alle nuove generazioni e alla loro energia. E’ un entusiasmo prezioso che arriva da tante direzioni: da chi recupera le tradizioni lontane di famiglia a chi è appena arrivato e investe nella sua voglia di fare. In HUAN ci sono, insieme, tutti loro.

www.huanmilano.com

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