Un bardo porta il teatro al bar

Un’idea nata quasi per gioco da un attore e autore di teatro, Davide Lorenzo Palla, una sera con gli amici al bar, come succede a tante idee brillanti. Portare il teatro in luoghi non consueti, per av...

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Un’idea nata quasi per gioco da un attore e autore di teatro, Davide Lorenzo Palla, una sera con gli amici al bar, come succede a tante idee brillanti. Portare il teatro in luoghi non consueti, per avvicinare la gente, e in particolare i giovani (oltre il 70% del pubblico ha meno di 35 anni) a questa forma di spettacolo antica ma attualissima. I testi, riadattati e con accompagnamento musicale dal vivo, sono quelli del commediografo più grande di sempre, William Shakespeare. Ha debuttato così nel 2012 Tournée da Bar, un’impresa culturale con un duplice scopo: presentare i grandi classici al pubblico che normalmente non frequenta il teatro e fornire intrattenimento e un servizio sociale e culturale, come ci spiega Palla al quale abbiamo chiesto lumi mentre era impegnato nella tournée che ha portato Macbeth, Antonio e Cleopatra e Il Mercante di Venezia in locali milanesi e parmigiani a novembre.

Perché Shakespeare, e perché “funziona”?
È comico e drammatico e tocca tematiche universali, come il femminicidio o il razzismo, intrattiene e fa riflettere, ha davvero una marcia in più, parla a tutti e risuona nell’oggi. Quello che verifico in queste serate è che si crea la magia del teatro, la gente sta anche in piedi al bancone a bersi una birra in situazioni non tanto comode pur di partecipare. È un modo di connettersi e relazionarsi in un periodo storico in cui siamo sempre attaccati a uno schermo. Ridendo e commuovendosi insieme si crea quella comunione insita nel teatro.

Del resto il teatro elisabettiano era profondamente popolare.
Certo, al Globe [il teatro costruito da Shakespeare a Londra, ndr] non c’era silenzio, la gente si distraeva, faceva i fatti suoi. Proprio per mantenere viva l’attenzione c’è nel testo questa alternanza di comico e drammatico, il buffone che fa ridere, i concetti che si ripetono più volte. Sono testi che reggono molto bene al bar.

I tuoi “maestri”?
Mio padre era scenografo, fin da bambino ho frequentato il teatro. Ho studiato alla Paolo Grassi, mi hanno influenzato il regista Massimo Castri, Massimo Popolizio e Paolo Rossi. Quanto all’idea di portare la cultura in luoghi “insoliti” mi sono richiamato a Pedro Pietri, il poeta portoricano tra i fondatori del Nuyorican Poets Cafe di Manhattan. Ma anche il maestro di noi tutti, Dario Fo che faceva teatro nelle fabbriche.

Cosa chiedete a un bar per lavorare con voi?
Un gettone per la serata molto variabile, dopo di che siamo autonomi per tutti gli aspetti organizzativi. Lo spettacolo dura 90 minuti, come una partita di calcio con intervallo tra il primo e il secondo tempo. Così noi prendiamo una boccata d’aria e i clienti una consumazione al bar. Che gestisce le prenotazioni secondo la sua politica. Consigliamo comunque l’ingresso libero e gratuito.

Il bar cosa ci guadagna?
La ricaduta economica c’è senz’altro, ma ancora più importante secondo noi è il posizionamento: presentando un’attività culturale e aggregativa ci si distingue, non più bar anonimo ma luogo che fa proposte diverse, così la clientela si fidelizza.

Lavorate solo con i bar?
No, con i ristoranti ad esempio organizziamo cene a tema shakespeariane, nelle quali alterniamo gli atti alle portate. Spiegaci come è organizzata la serata. Arriviamo due o tre ore prima per allestire il nostro impianto audio, mangiamo, facciamo lo spettacolo e alla fine smontiamo e c’è sempre tempo per due chiacchiere con gli spettatori. Tutto quello che serve è uno spazio di due metri per tre e una presa di corrente.

[caption id="attachment_171558" align="aligncenter" width="472"] L’intrattenimento culturale è un modo per distinguersi e fidelizzare la clientela[/caption]

Dove lavorate?
Soprattutto nel Nord Italia, per il Centro e Sud la trasferta è più dispendiosa e quindi tendiamo ad appoggiarci a bandi culturali o sponsor locali, in modo da poter avere un cachet abbordabile.

I progetti futuri?
Per il 2020 lavoreremo in teatro e sono già previste a luglio una tournée in Sardegna e in autunno in Lombardia. Ma vorremmo coinvolgere tutte le regioni d’Italia. Non abbiamo contributi ministeriali ma siamo aperti a collaborazioni con aziende e partecipiamo a progetti di audience development e bandi di fondazioni. Poi mi piacerebbe lavorare anche su altri autori, come Molière e i tragici greci, e su Carlo Goldoni per un mio sogno: portare la cultura italiana nei bar, all’estero.

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