Locali post Covid-19: serve ripensare a spazi e arredi

Investire durante la crisi. Questa è la frase più ricorrente che sentiamo in questi ultimi giorni. E uno degli investimenti che sembra assolutamente irrinunciabile è proprio quello legato all’architet...

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Investire durante la crisi. Questa è la frase più ricorrente che sentiamo in questi ultimi giorni. E uno degli investimenti che sembra assolutamente irrinunciabile è proprio quello legato all’architettura e all’arredo dei locali. Partiamo dalla esigenza più impellente: riuscire a garantire il distanziamento sociale. “Prima una breve riflessione: ci è sempre più chiaro che da questa situazione non si potrà uscire se non con tutte le forze verso la medesima direzione – spiega Mattea Vinco da Sesso Perini, Co-Founder & Interior Architect del sito di progettazione online Restylit.com – Servono sicuramente aiuti e agevolazioni burocratiche per il settore, ma è anche importante che gli imprenditori dell’hospitality investano ancor più nelle loro attività. Gli interventi architettonicamente più “impattanti”, che vanno poi a cambiare il look di un locale, sono sicuramente la creazione di soppalchi, interventi impiantistici per ottenere un adeguato ricambio d’aria, la modifica dei serramenti principali (ingresso e bagni) con sistemi automatizzati. In questo momento, però, le richieste che arrivano dal mercato suggeriscono di porre forse l’attenzione su tutta quella serie di interventi più immediati e accessibili da poter realizzare facilmente in poco tempo. Tra questi, il ripensamento dell’arredo del locale compresi tavoli e sedute, l’utilizzo di separé in plexiglass, e la cura degli spazi esterni che daranno un po’ di ossigeno a quegli imprenditori che hanno a disposizione ampi marciapiedi, terrazze o giardini”. Ma quale sarà davvero il nuovo layout dei locali? Lo abbiamo visto fare in Cina, e ora anche qui in Italia. Parliamo dei pannelli modulari in plexiglass che in questo momento sembrano essere l’unica via d’uscita per la riapertura di bar e ristoranti in sicurezza. “In seguito all’emergenza e alla conseguente necessità di ripensare gli spazi, abbiamo realizzato, all’interno del nostro Centro di Ricerche, una possibile soluzione da suggerire ai nostri clienti del settore Contract – spiega Stefano Zajotti, design&communication manager di EMU – Si tratta del divisorio in plexiglass che permette di mantenere un distanziamento sociale limitato, consentendo di conservare il maggior numero possibile di posti a sedere all’interno dei locali”. Sulla stessa linea anche Floriana Nardi, CEO di Nardi, e Responsabile Marketing & Comunicazione. “Nel nostro catalogo contract sono già previste molte soluzioni di tavoli e sedie di diverse dimensioni, facilmente movimentabili e anche in versione richiudibile per le sedute e con piani ribaltabili per i tavoli. Lavorando per le aree esterne, ritengo che la risposta sia certamente un distanziamento dei tavoli ma anche, laddove possibile, l’introduzione di divisori mobili che possano mantenere una barriera anche fisica tra i tavoli, segnare dei percorsi ed essere facilmente modulabili secondo le esigenze con percorsi ragionati per cassa e servizi. Nel nostro caso, proponiamo un divisorio modulare ecologico, pratico e variabile secondo le esigenze. Fra le molte richieste, ci vengono domandati anche prodotti facilmente e continuamente igienizzabili. In questo senso il polipropilene, materiale principe dei nostri complementi d’arredo, è un’ottima proposta perché può essere pulito con grande frequenza, è atossico, antistatico e completamente riciclabile”.

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