Grappa: i consigli per il calice giusto e gli errori da evitare

Gli scolarizzati del gusto lo sanno: il bicchiere non si impugna per il corpo. Interrogati possono esordire con una lunga disquisizione: si scalda il prodotto, si lasciano le impronte che sono antiest...

Condividi l'articolo

Gli scolarizzati del gusto lo sanno: il bicchiere non si impugna per il corpo. Interrogati possono esordire con una lunga disquisizione: si scalda il prodotto, si lasciano le impronte che sono antiestetiche e impediscono di osservare la limpidezza dell’acquavite e via discorrendo. In realtà, come per tutte le regole, anche in questa c’è l’eccezione: per una grappa invecchiata è ammesso il riscaldamento nel palmo della mano per avvertire con maggiore chiarezza lo sviluppo dei profumi. Resta il fatto che l’impugnatura del bicchiere, nel caso del rito, è decisamente importante. Un errore e si rischia di essere immediatamente etichettati come incompetenti.

E allora come si tiene il bicchiere? Intanto finora l’abbiamo chiamato bicchiere, ma la grappa si beve in calice, quindi in un contenitore dotato di piede, stelo e corpo. Il calice giunge all’utente appoggiato su un piano, vassoio, bancone o tavolo che si tratti, quindi la presa avviene per lo stelo. Ma subito dopo, con mossa abile, lo scolarizzato cambia la posizione della mano. Ed ecco emergere due modalità di impugnatura, entrambe tecnicamente corrette, quella classica e quella da fighetti. La prima prevede che pollice e indice pinzino lo stelo e il medio sia piegato sotto il piede per sorreggerlo. In quella da fighetti è invece l’indice a essere piegato sotto il piede e il pollice lo pinza. Entrambe le impugnature consentono di fare ruotare il liquido limitando molto le probabilità dei meno abili di farlo traboccare e permettono di inclinare il cadice per meglio osservare trasparenza, intensità e tonalità di colore.

Ma quale bicchiere? I piccoli, leziosi e, non di rado, fantasiosi bicchierini che fino a poco tempo fa si usavano nelle case patrizie per servire un grappino sono ormai oggetti da collezione. Avevano la loro ragion d’essere: l’aroma marcato e potente della grappa prodotta nella prima metà del nostro secolo avrebbe fatto violenza al senso dell’olfatto difficilmente tollerabile.

Oggi la grappa deve essere in grado di reggere un bicchiere capiente che consente una grande superficie di contatto tra distillato e aria, e quindi una percezione abbondante dei profumi. Un bicchiere, quindi, di capacità non inferiore ai cinquanta millilitri riempito appena a metà. Ma grappe di notevole eleganza danno il meglio di se stesse in bicchieri grandi il doppio in cui non più di un terzo viene occupato dal distillato. Fondamentale importanza assumono pure la foggia e il materiale di cui il bicchiere è costruito. Per quanto riguarda la prima, la forma di tulipano pare la più appropriata, specialmente se si tratta di grappa giovane. Pure certi flûte, non troppo stretti e non troppo alti, consentono una notevole valorizzazione dell’aroma, soprattutto per la degustazione di acqueviti di notevole Bicchieri a palloncinofragranza. Alcune grappe a lungo invecchiate reggono senza problemi il ballon, ma la concentrazione d’aroma prodotta da questo bicchiere limita fortemente il suo impiego a spiriti molto temperati e caratterizzati da elevata suadenza.

Da evitare, perché concentrano troppo l’alcol determinando un’aggressione della mucosa olfattiva, i bicchieri a palloncino con camino stretto derivati dalle acqueviti di frutta servite ghiacciate. Di certo la grappa va offerta in bicchieri di fine cristallo muniti di stelo piuttosto lungo. Solo su questo e sul piede sono ammesse leggere modellature, incisioni discrete, piccole decorazioni eseguite per molatura: il corpo del bicchiere è tanto più apprezzato quanto più è semplice e inconsistente. E’ comunque nostra convinzione che tutto quanto concerne il servizio di una grappa deve dare il senso dell’immaterialità: in fondo si tratta di spirito di vinaccia!

La procedura di valutazione in 5 mosse

Fase 1 Impugnate correttamente il bicchiere e ponetelo tra il vostro occhio e una superficie bianca che abbia qualche linea nera ben definita, in un ambiente bene illuminato a luce bianca. Inclinatelo, se occorre. Osservate la trasparenza della grappa, la tonalità, la saturazione e la concentrazione del colore. Se presenta bollicine valutatene il diametro, la concatenazione, la velocità di emersione.

Fase 2 Ora fate ruotare il bicchiere in modo che la grappa formi per pochi secondi un vortice bagnando le pareti del bicchiere. Osservate gli archetti che la grappa produce mentre il velo di liquido si ricongiunge al resto che occupa la parte bassa del bicchiere. Valutate l’ampiezza dell’arco e la velocità con la quale scendono le lacrime che si formano alla base degli archi. A differenza del vino il fenomeno non è foriero di informazioni importanti, ma sono belli a vedersi.

Fase 3 Portate ora il bicchiere vicino al naso. Inspirate per circa 3 secondi. Poi ripetete l’operazione prima con la narice destra e quindi con la sinistra. Mettete ancora in rotazione la grappa e ripetete la stessa operazione. Calatevi nel profumo della grappa e contemporaneamente lasciate che evochi emozioni ed episodi: scoprirete così di conoscere centinaia di note odorose, molte più di quante pensavate, e scoprirete che la grappa ne contiene una grande quantità, cosa che mai avreste sospettato.

Fase 4 Prelevate il vostro sorso abituale grappa, 15-20 mL, e lasciatelo defluire nel cavo orale fino alla deglutizione, senza compiere alcun movimento artificioso. Apprezzate i sapori (dolce, acido, salato e amaro) e gli stimoli tattili: astringenza, calore, corpo.

Fase 5 Socchiudete ora la bocca e respirate con naturalezza concentrandovi sugli aromi che percepite in bocca. Ancora lasciate che le emozioni e gli eventi della vostra vita scorrano man mano gli aromi di bocca si presentano uno dopo l’altro al cospetto dell’olfatto.

Cosa può imparare un barista dai piloti militari?

05 maggio 2026 | Fabio Verona

Si parlava di piloti abbattuti, situazioni estreme, sopravvivenza. Ma soprattutto di un tipo di addestramento molto specifico, utilizzato da anni in tutte le principali forze armate: il programma S.E.R.E. (Survival, Evasion, Resistance, Escape)

Notizie correlate

Classy Cocktails debutta nei duty free Avolta di Milano Malpensa, Firenze e Orio al Serio

30 aprile 2026 | Redazione

Il brand di cocktail ready-to-drink d’autore sbarca in tre aeroporti italiani e porta la mixology nel cuore dell’esperienza di viaggio.

Molinari rafforza il portafoglio con l'ingresso di Bitter Fusetti

30 aprile 2026 | Redazione

Molinari Italia S.p.A. annuncia l’ingresso di Fusetti Bitter nel proprio portafoglio, segnando un passaggio chiave nel percorso di crescita del brand e contribuendo al rafforzamento della strategia di espansione dell’azienda.

Rinaldi 1957 distribuisce in Italia il rum caraibico Damoiseau

29 aprile 2026 | Redazione

Nel 1942 Roger Damoiseau acquisisce la tenuta Bellevue, trasformandola in una distilleria dedicata alla produzione di rum. Oggi, sotto la guida dei nipoti, è una delle realtà più importanti della Guadalupa e una delle poche a valorizzare appieno il terroir locale.

Molinari Extra Challenge, iscrizioni aperte dal 5 maggio al 9 giugno 2026

27 aprile 2026 | Redazione

Si chiama Molinari Extra Challenge la nuova competizione dedicata ai bartender lanciata da Molinari. Una sfida che mette al centro originalità, tecnica e maestria nella miscelazione

Reverso Martini 2026: a Firenze trionfa la tecnica di Carlotta Grassi

24 aprile 2026 | Federica Bucci

Se il Martini Cocktail è il re della miscelazione, l’oliva ne è da sempre la corona. Ma cosa succede quando l’accessorio diventa protagonista e la tecnica di frantoio si fonde con quella del bancone?

Abbonati al magazine

Mixer Magazine 385 - Aprile 2026
04 2026

Mixer Magazine ispira da 40 anni professionisti e imprenditori di nuova generazione nel mondo del fuori casa.

Vuoi avere molto, molto di più? Registrati gratuitamente per avere accesso alle funzionalità avanzate
Registrati