Delivery, c'è l'intesa tra i governi Ue: “I rider diventeranno dipendenti”

Anche la gig economy, che contempla al suo interno i cosiddetti “lavoretti” con le piattaforme digitali e le consegne a domicilio, è pronta a essere disciplinata. I Ventisette ministri del Lavoro comu...

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Anche la gig economy, che contempla al suo interno i cosiddetti “lavoretti” con le piattaforme digitali e le consegne a domicilio, è pronta a essere disciplinata. I Ventisette ministri del Lavoro comunitari, infatti, hanno raggiunto un accordo su una bozza di direttiva che passerà in Parlamento e in Commisione europea prima della sua definitiva approvazione. Il testo prevede per i rider l’inquadramento, secondo determinati criteri, non più come autonomi ma come dipendenti.

Le nuove regole, chiaramente, intendono porre fine al «far west» che vige in un settore, come quello delle piattaforme digitali, che impiega oltre 28 milioni di persone in Europa e per cui l’Ue stima un aumento a 43 milioni di lavoratori entro il 2025.

La bozza di direttiva prevede che, in presenza di almeno tre dei sette criteri individuati, chi lavora con le piattaforme digitali sia da considerare dipendente con l’applicazione di tutte le relative tutele legali, previdenziali e retributive. Quanto ai criteri identificati per plasmare la nuova regolamentazione, troviamo limiti massimi sulla quantità di denaro che i lavoratori possono ricevere; restrizioni sulla loro capacità di rifiutare il lavoro; regole che ne disciplinano l'aspetto o il comportamento.

La proposta normativa contiene inoltre obblighi di trasparenza e monitoraggio a carico delle piattaforme riguardo all’utilizzo dell’intelligenza artificiale: in sostanza, i lavoratori devono essere informati sull'uso di sistemi automatizzati di monitoraggio e decisionali; e gli algoritmi vanno controllati da personale qualificato.

LA NOTA DEL CONSIGLIO UE

L'Unione europea sospetta che allo stato attuale un lavoratore su cinque sia classificato in maniera erronea: per Bruxelles 5 milioni di addetti alla gig economy sarebbero in realtà dei dipendenti. “Attualmente la maggior parte dei circa 28 milioni di lavoratori su piattaforme dell’Ue – scrive il Consiglio Ue in una nota – sono formalmente lavoratori autonomi, tuttavia alcuni di loro devono rispettare molte delle stesse regole di un lavoratore subordinato”.

Secondo i ministri del Lavoro dei Paesi dell'Unione chi fa parte della cosiddetta gig economy “deve godere dei diritti del lavoro e della protezione sociale concessi ai lavoratori ai sensi del diritto nazionale e dell’Ue”. 

LE REAZIONI (OPPOSTE) DI UBER E JUST EAT

La riclassificazione da autonomi a dipendenti dei rider rischia di avere un impatto economico significativo sui bilanci della gig economy. Anche per tale ragione l’annuncio dell’intesa raggiunta in sede europea ha suscitato la reazione delle piattaforme interessate.

“Il testo votato non fornisce la certezza del diritto necessaria per garantire che i veri lavoratori autonomi non siano costretti a diventare dipendenti”, ha commentato in una nota Uber.

Diversa la reazione di Just Eat. “Accogliamo positivamente la notizia dell’accordo raggiunto dai Ministri del Lavoro Ue sulla direttiva dei lavoratori delle piattaforme digitali – ha dichiarato Daniele Contini, Country Manager dell’app di food delivery con sede in Olanda – Il percorso che abbiamo avviato oltre 2 anni fa, con l’assunzione di tutti i nostri rider, si basa su obiettivi comuni come la garanzia di diritti e tutele per i lavoratori delle piattaforme digitali. Crediamo che questo sia un importante passo avanti per il raggiungimento di condizioni di parità nel nostro settore, quindi per un mercato equo e competitivo, e ci auguriamo altresì che si possa arrivare presto all’approvazione finale”.

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