Dazi USA sui vini, le associazioni si appellano al governo

I dazi imposti dagli Stati Uniti sui prodotti importati dall'Unione europea stanno generando giustificato sgomento nel mondo del vino, rappresentato in prima linea da UIV - Unione Italiana Vini e Fede...

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I dazi imposti dagli Stati Uniti sui prodotti importati dall'Unione europea stanno generando giustificato sgomento nel mondo del vino, rappresentato in prima linea da UIV - Unione Italiana Vini e Federvini e focus di questi giorni in occasione del Vinitaly 2025 di Verona.

«Dagli Stati Uniti arrivano le prime lettere dei distributori non disposti ad accettare alcun sovraprezzo sui nostri vini. Allo stato attuale si sta evidenziando una bagarre su chi dovrà assumersi l’onere dei minori ricavi per assicurare la stabilità dei prezzi al consumo, le imprese italiane non devono cedere ma imporre la propria forza commerciale su un prodotto che arricchisce in primis la catena commerciale statunitense», ha dichiarato il presidente di UIV, Lamberto Frescobaldi, intervenuto nel corso della kermesse veronese.

UIV ritiene che tutta la catena - a partire dalla produzione - debba sacrificare parte dei ricavi per garantire listini invariati al punto vendita, pena l’uscita dal mercato di tante realtà del nostro settore. Un “sacrificio”, secondo l’Osservatorio UIV, stimato in 323 milioni di euro l’anno che riguarda 480 milioni di bottiglie spedite oltreoceano.

«UIV - ha concluso Frescobaldi - confida che il governo italiano possa rappresentare in sede europea le ragioni del settore e promuova la strada del dialogo e della trattativa. Bisogna inoltre evitare che si ripeta l’esperienza subita nel 2020 dai vini francesi, che a fronte di tariffe extra del 25% ha visto calare il proprio business del 28% in valore».

Stessi toni da Micaela Pallini, presidente di Federvini, secondo cui i dazi USA sono un gravissimo colpo al libero scambio che impatta su oltre 2 miliardi di esportazioni italiane, 40mila imprese e oltre 450mila lavoratori: «La decisione di applicare dazi alle esportazioni europee negli Stati Uniti rappresenta un danno gravissimo per il nostro settore e un attacco diretto al libero mercato. Ci siamo già passati, e sappiamo bene quanto possa costare: in passato queste misure ci hanno portato a perdere fino al 50% delle esportazioni verso gli USA. Ora rischiamo di rivivere quel trauma economico, con ripercussioni pesantissime su tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione, fino al consumatore finale. Serve ora più che mai compattezza e determinazione da parte delle nostre istituzioni per contenere gli effetti devastanti di queste misure inutilmente protezionistiche e antistoriche».

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