Vino italiano: ecco lo standard unico di sostenibilità

Con la firma del Decreto sostenibilità l’Italia è il primo Paese in Europa a dotarsi di uno standard unico nazionale. Prossimo obiettivo, finalizzare al più presto il disciplinare di produzione.

Come da più parti previsto, la pandemia ha portato con sé anche un controcanto positivo: il sempre più diffuso interesse delle nuove generazioni (leggi Gen Z e Millennial) per la sostenibilità in tutte le sue ramificazioni. Compresa quella dell’agricoltura sostenibile, come emerge da una recente indagine di Enpaia in collaborazione con il Censis dal titolo “La riscoperta dell’agricoltura nella youth economy”.

Va da sé, quindi, che quello della sostenibilità è un treno che i produttori non devono perdere assolutamente se vogliono mantenere vivo e alimentare il dialogo con i consumatori del futuro.

Per questo va salutato con ottimismo il fatto che il nostro Paese, dopo la sottoscrizione del Decreto Sostenibilità da parte del Mipaaf, è il primo in Europa a dotarsi di uno standard unico nazionale di sostenibilità per il settore vitivinicolo.

Un passo importante cui manca ancora un tassello – spiega Ernesto Abbona, presidente Unione Italiana Vini –  che si spera di apporre al più presto: il disciplinare di produzione “che consentirà alle imprese di applicare il nuovo modello già a partire dalla prossima vendemmia”.

Ma quali saranno i vantaggi di questo provvedimento?

Con il provvedimento a regime, per il vino italiano ci sarà uno standard pubblico unico nel suo genere, attraverso un disciplinare basato sul sistema nazionale di produzione integrata declinato in tutte le regioni italiane.

Inoltre, i produttori dovranno rispettare regole uniche in materia di impiego di agrofarmaci e di buone prassi in vigna e in cantina. E non basta: ottenuta la certificazione, potranno apporre sui loro prodotti un logo unico e pubblico, immediatamente riconoscibile dai consumatori. E quindi in grado di aumentarne la fidelizzazione.