Vaccino in vacanza: idea incantatrice, poco praticabile 

Le regioni turistiche si stanno dando da fare per mettere in pratica l’ipotesi di vaccinare i turisti in vacanza, anche gli stranieri. Nella realtà pare più praticabile la via dell’allungamento dei tempi per la seconda dose. 

 

Il turismo è pronto a ripartire e non può certo essere l’appuntamento con la seconda dose del vaccino a trattenere turisti e vacanzieri. È questo lo spirito con cui i presidenti delle principali regioni turistiche italiane stanno spingendo sulla possibilità di vaccinare i turisti direttamente sui luoghi di vacanza. 

In prima fila ci sono Puglia, Calabria, Lazio e ieri si è aggiunto anche il Veneto. ”Noi vogliamo fare le seconde dosi, non solo agli italiani ma anche agli stranieri” ha annunciato Luca Zaia. 

Il problema però non è di facile soluzione. Infatti da un lato c’è l’aspetto logistico che comporterebbe la ridistribuzione delle dosi tra le varie regioni interessate, dall’altro il fatto che a livello informatico le piattaforme di prenotazione non dialogano tra di loro. Solo sei regioni di fatto stanno utilizzando la piattaforma di Poste Italiane. 

Quindi sembra che l’idea di fare i vaccini in vacanza sia un buon proposito, ma di difficile realizzazione pratica. Piuttosto sembra prendere più forza la convinzione di posticipare la seconda dose direttamente a dopo le vacanze. 

Alcuni dati mostrerebbero che il vaccino Pfizer triplicherebbe la sua efficacia con la seconda dose a distanza di tre mesi. Gli scienziati però non sono ancora tutti dello stesso avviso. Al momento la situazione resta questa. Seconda dose Pfizer dopo 42 giorni, Moderna dopo 28. 

E in Gran Bretagna, che ha fatto da apripista spostando la seconda dose a tre mesi, sia per Pfizer sia per AstraZeneca, hanno già fatto marcia indietro tornando a due mesi, per timore della variante indiana. 

Insomma, per riempire spiagge e alberghi ci vuole qualcosa di più che la promessa della seconda dose del vaccino.