Una guida per gestire la movida

 Se ne è parlato, se ne parla e se ne parlerà a lungo. La movida delle grandi città, in un periodo come questo, pare essere un’an­cora di salvezza da un lato e un grosso problema dall’altro. Il perché è abbastanza palese: permette di rimettere in moto un’economia sopita durante la chiusura totale e necessita particolari attenzioni in previsione di potenziali comportamenti irre­sponsabili. Del resto, “fare movida” con il regola­mento delle restrizioni alla mano pare difficile e una buona dose di irresponsabilità pare abbia la forza di vincere su tutto. Ecco perché, inevitabil­mente, si conia l’espressione mala-movida, capa­ce di abbracciare non solo la questione del rischio dei contagi ma pure di alcuni locali. Analizziamo la questione grazie all’intervento degli esperti del settore che sanno dare una panoramica economi­ca, sociale e antropologica.

Il Punto di Lino Stoppani,
presidente Fipe:
tra movida e smart working

Quando la convivialità è un problema

La prima analisi sull’argomento è di Luciano Sbra­ga, vicedirettore Fipe. «La mala-movida non è un fenomeno recente! La novità di oggi è che al tema della sicurezza e del decoro si sono aggiunti aspetti di carattere sanitario – afferma Sbraga -. Sono due facce di una stessa medaglia che si sono intreccia­te». La questione prende vita anche da un concetto imprescindibile: la movida non può esistere senza convivialità e, di conseguenza, senza assembra­mento. «La questione – continua il vicedirettore – va affrontata da due angolazioni diverse: la prima riguarda l’importanza della movida per i pubblici esercizi e per le città stesse, la seconda, gli effetti negativi in termini di ingovernabilità dei luoghi con il rischio di avere più costi che benefici. Den­tro questo bilancio rientra ora anche la sicurezza sanitaria». Sono aspetti che è impossibile tenere di­sgiunti anche alla luce della possibile recrudescen­za dei contagi nei prossimi mesi. «Il Coronavirus ha messo ancora più in evidenza il confine tra movida e mala-movida – prosegue Sbraga – soprattutto di­nanzi all’incognita su ciò che accadrà nei prossimi mesi. Bisogna essere prudenti per contenere rischi e minacce perché non ci possiamo assolutamente permettere ulteriori misure restrittive. Siamo in una complessa e difficile fase di transizione ed è fondamentale che le imprese continuino ad ave­re misure di sostegno economico per affrontarla e superarla».

L’importanza degli aiuti

Ed ecco che il tema delle misure di sostegno rientra sempre nell’ordine del giorno, trattando di ammor­tizzatori sociali (le aziende e gli esercizi pubblici hanno ancora fatturati nettamente inferiori rispetto al periodo pre-Covid), sgravi fiscali e contributivi sul lavoro per coloro che vogliono preservare il perso­nale assunto e non tenerlo in cassa integrazione. «Proprio il costo della cassa integrazione potreb­be essere indirizzato in parte per le imprese che si sentono di fare nuove scommesse, riducendo così il costo del lavoro». Il vicedirettore di Fipe solleva an­che un’altra annosa questione, quella dei canoni di locazione. «Soprattutto nelle grandi città sono una zavorra pesante per le aziende ed è pertanto neces­sario intervenire prolungando il credito d’imposta già riconosciuto per i mesi passati o individuando una norma che crei le condizioni per rinegoziare i contratti dei canoni di locazione con la proprietà, senza rischiare lo sfratto».

Turismo e smart working

Molti gli argomenti di carattere economico e buro­cratico, ma bisogna porre l’attenzione anche su altri fattori che possono rappresentare un aiuto per af­frontare l’impatto che l’emergenza sanitaria sulle at­tività. «Tutti stanno soffrendo ma è proprio nelle città più grandi che si riscontrano tre fenomeni estrema­mente negativi: la mancanza del turismo, soprattutto internazionale, la prosecuzione dello smart working per centinaia di migliaia di lavoratori e l’assenza dei grandi eventi che fanno da attrattori per i centri stori­ci. Tre fenomeni che non impattano sui centri minori che, al contrario, stanno beneficiando di un turismo di prossimità molto interessante».

Difficile fare previsioni per il futuro, soprat­tutto osservando come l’emergenza sanitaria sia in continua evoluzione, non solo in Italia ma anche all’estero. «Prima di tutto bisogna capire quale sarà la capacità di resistenza e resilienza da parte del set­tore – conclude Sbraga – Penso che i cambiamenti determinati dal Covid-19 non saranno irreversibili, ci saranno delle “eredità” con le quali dovremo fare i conti ma la voglia di relazione e convivialità tornerà a manifestarsi pienamente perché è l’essenza della natura umana».

Il progetto Bere consapevole

Voce anche all’Avvocato Giulia Rebecca Giuliani dell’Area Legale, Legislativa e Tributaria di Fipe che mette in evidenza come la mala-movida sia da sem­pre un argomento d’interesse. «Per questo è stata re­datta una guida che fa capo al progetto del “Bere Con­sapevole”. Si tratta di un progetto Fipe – Federvini, dove il mondo dei pubblici esercizi e dei produttori si uniscono per dare indicazioni precise a quelle che sono le imprese di settore». Accanto alla guida, che illustra anche la normativa, vi sono le tabelle previste dal Decreto Ministeriale del Ministero della Salute, obbligatorie per gli esercizi che restano aperti dopo le ore 24.00. «Una parte della guida è rivolta al con­sumatore – prosegue l’avvocato – così da avere tutte le informazioni necessarie per assicurare un compor­tamento responsabile».

CLICCA QUI PER LEGGERE LA CIRCOLARE FIPE SUL PROGETTO “BERE CONSAPEVOLE”

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PROGETTO “BERE CONSAPEVOLE”: CLICCA QUI PER SCARICARE LE TABELLE ALCOLEMICHE

 

 

Il problema dell’abusivismo

La mala-movida, di per sé, oltre a considerare un con­sumo eccessivo di alcol comprende anche un com­portamento irresponsabile, oltre a una serie di altri fattori che possono interferire. Vien da sé che questo annoso aspetto si interseca e penalizza chi svolge il proprio lavoro con responsabilità «Ecco perché la Federazione interviene in modo qualificato, per tu­telare e garantire un’informazione adeguata e chia­ra – prosegue Giulia Rebecca Giuliani –, tanto è che stiamo organizzando anche un corso formativo per i nostri associati».

All’interno della guida si parla del consumo dell’alcol anche tra i giovanissimi, un argomento di carattere sociale che desta sempre di più preoccupa­zione nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità dica chiaramente che dovrebbe esserci un’a­stensione totale dal consumo di alcol sino ai 15 anni. «L’età media si è abbassata e ne evidenzia la proble­matica alcune nuove mode come il binge drinking, ossia un alto consumo di bevande alcoliche in un arco temporale molto ristretto – spiega la Giuliani –. Nella relazione del Ministero della Salute del 2017 si legge che circa il 18,4% dei minorenni ha consumato almeno una bevanda alcolica. Nel nostro caso, il ti­tolare o il gestore del locale, ha l’obbligo di chiedere il documento d’identità anche in previsione delle conseguenze penali».

Le sanzioni cambiano in base alla violazio­ne che si commette: «Sull’argomento serve fare una netta distinzione – precisa l’avvocato – Ci sono eser­cizi che somministrano, altri che prevedono solo la vendita. I pubblici esercizi hanno il permesso di som­ministrazione sino alle 3.00 di notte per poi ripren­dere alle 6.00 (sempre che non ci siano ordinanze comunali specifiche che prevedano orari diversi per esigenze locali): in un caso come questo le sanzio­ni possono partire dai 5 mila sino ai 20 mila euro e, in caso di reiterazione della violazione nell’arco dei due anni si prevede la sospensione definitiva della licenza».

Movida, quale futuro?
L’opinione dell’avvocato
Claudio Ferraro

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