Street food, business possibile

In Italia non esiste oggi un’offerta di street food degna di questo nome e sviluppata in modo continuativo e diffuso. Un gran peccato, in momenti difficili come questi. Un’opportunità tutta ancora da cogliere, se vogliamo.

Il bisogno a cui offre una risposta è quello di una ristorazione veloce destinata a persone in movimento: si mangia intanto che si cammina, si prende un treno o una metropolitana, ci si concede una pausa al volo in una parentesi temporale e spaziale.

Lo Street food oggi in Italia o è confinato in sacche di tradizione popolare (il pane con la milza palermitana o quello al lampredotto fiorentino venduto da ambulanti destrutturati) oppure diventa evento fashion (molto esibitivo ma poco replicabile) di contorno al design o alla moda (esempio: lo street foood durante le giornate del Fuorisalone a Milano).

Un’Ape Piaggio allestito per l’offerta in mobilità di California Backery.

Ma non stiamo parlando di questo. Vorremmo suggerire un cammino di possibile business che non implichi un matrimonio con slow food, con tipicità gastronomiche impossibili, o con il design.

Sogneremmo volentieri uno Street Food di qualità e funzionale, che possa essere una utile risposta alle esigenze di mobilità e di stile di vita dei consumatori contemporanei. Ma come concepirlo allora?

La risposta a questa domanda si trova nello sviluppo di un’offerta a sua volta mobile – per adeguarsi ai luoghi degli spostamenti nei diversi momenti della giornata (o della notte) e della settimana – specializzata, funzionale, proattiva.

Occorre concepire strutture dell’offerta progettate appositamente per il tipo di prodotto erogato e per le zone di mobilità elettive (sulle spiagge spagnole questa estate si sono visti chioschi che si muovono su cingoli…). Riconoscibilità dell’offerta e ergonomia per l’operatore e per i clienti sono premesse indispensabili.

La ricettazione deve essere semplice da comprendere e da presentare ma non semplicistica, capace di rispondere a un acquisto di impulso quale è sempre quello dietro una scelta di ristorazione. La creatività è importante quindi, ma sembra ancora più necessaria una sana onestà: un mix di ingredienti garantiti quali la qualità dei prodotti, l’igiene di preparazione e conservazione, un livello di prezzi adeguato al livello di servizio che si sta offrendo.

L’investimento necessario per sviluppare una formula di Street Food non è elevato, ben meno di quello necessario per iniziare un’attività fissa. Il progetto è quindi nelle possibilità di start up e di operatori di settore che vogliono diversificare la propria attività, così come pure può essere interessante per brand alimentari forse in questo caso con logiche più di marketing e immagine che di fatturato. Gli sviluppi sul mercato poi possono essere i più vari: dalle zuppe proposte su Ape Piaggio mobili in città, a chioschi itineranti tra stazioni e parchi cittadini con pesce fritto o polpette. Gli unici ingredienti indispensabili devono essere la rottura di schemi tradizionali, la comprensione delle esigenze delle persone, la capacità di essere contemporaneamente creativi e assolutamente concreti.