Rum Santa Teresa, CSR vissuta sul campo

Grazie al gioco del rugby la famiglia Vollmer, proprietaria da 226 anni dell’Hacienda nel centro del Venezuela, dal 2003 offre una seconda chance ai membri delle gang locali. E intanto produce 1796, un rum super premium con il metodo Solera, tra i più premiati al mondo.

È incredibile la storia di Rum Santa Teresa e ogni volta che la si sente ci si stupisce di tanta decisone, forza, coraggio. Qualità che hanno permesso al rampollo di una famiglia di proprietari terrieri venezuelani e produttori di rum da 200 anni, nel 2003, di rischiare la sua stessa vita sedendosi a un tavolo con i membri di due gang rivali. Avevano fatto irruzione nell’Hacienda in Venezuela. Invece di denunciarli, offrì loro una seconda chance, la formazione necessaria e un lavoro onesto.

Nacque così il Progetto Alcatraz, un programma che accoglie le bande criminali, le riabilita e le reinserisce nella società combinando la formazione professionale e personale con il supporto psicologico, l’educazione accademica e il gioco del rugby, centrale nel processo di reinserimento per la capacità di insegnare valori quali rispetto, disciplina, lavoro di squadra, spirito sportivo e umiltà. Qualcosa di più di un progetto di CSR, insomma.

Gangster, bartender, imprenditore: la storia di Anther Herrera

Una storia davvero speciale: questa volta a raccontarla alla terrazza Martini a Milano c’era un testimonial d’eccezione, Anther Herrera, 30 anni e un’altra vita alle spalle, ex capo della 11° e più recente gang criminale che ha aderito al progetto (in 15 anni sono stati coinvolti 216 ex membri di gang, 36 centri penitenziali e oltre 900 carcerati).

Sono entrato in una banda a 15 anni, i miei erano onesti lavoratori ma nel mio quartiere giravano persone con grandi machine e tanti soldi e questo mi attirava. Però rischiavo la vita tutti i giorni, dovevo girare vestito di nero e con un passamontagna per non farmi riconoscere. Alberto Vollmer mi ha dato una seconda chance: io e la mia gang abbiamo lasciato le armi e, isolati, abbiamo intrapreso un percorso di 4 mesi con uno psicologo, abbiamo giocato a rugby e siamo stati formati anche nella mixology. Ma io volevo creare una mia azienda: il 5 ottobre scorso è nata la società. Distribuiamo i rum Santa Teresa in Venezuela. Siamo 15, tutti gli ex membri della gang”.

Non solo: tutti gli ex membri della gang hanno accettato di lavorare alla società. “Senz’altro, la nostra non era vita, io credo nelle seconde opportunità e spero che lo facciano anche gli altri sentendo la mia testimonianza”. Con un momento che, più di tutti, è rimasto nella mente dei partecipanti. “Quando eravamo a giocare con la squadra, equipo Alcatraz, a un torneo in Spagna e sono arrivati a trovarci e a giocare con noi gli All Blacks, la nazionale neozelandese, i più forti del mondo”.

Il metodo Solera

Santa Teresa 1796, il rum super premium più premiato al mondo, è l’etichetta creata da Alberto Vollmer, membro della quarta generazione della famiglia Vollmer, per celebrare il bicentenario dalla nascita dell’azienda nella valle di Aragua, una zona fertile e ricca d’acqua nel centro del Venezuela. È prodotto tramite il metodo spagnolo Solera, tradizionalmente utilizzato per la produzione di brandy e sherry, che, grazie a un sistema di passaggi a cascata tra botti contenenti vari gradi di invecchiamento, dà vita a una miscela di rum invecchiati.

Tutte le fasi di lavorazione, dalla fermentazione alla distillazione, invecchiamento e miscelazione, avvengono nella Hacienda Santa Teresa. Combinando la complessa artigianalità del metodo di produzione comunemente associata al mondo del whisky con la socialità e spontaneità del mondo del rum, Santa Teresa 1796 si distingue per un gusto ricco ma dal finale secco, dal colore ambra scura e dall’aroma fruttato con note di legno, nocciola, cuoio, vaniglia, cannella, cioccolato fondente, prugna, miele e pepe.
Il metodo Solera assicura che in ogni bottiglia di Santa Teresa 1796 ci sia un tocco proveniente dal barile originale – ha spiegato la maestra ronera Nancy DuarteLa Solera è un metodo complesso, ma del resto niente è facile in Venezuela. Consiste in quattro file di barrique sistemate una sopra l’altra. Il rum discende a cascata, per gravità, dall’alto verso il basso e si preleva il rum dalla parte più bassa, in modo che in ogni bottiglia ci sarà una parte del primo rum del 1996. È un processo che garantisce morbidezza ed equilibrio”.

Il rum Santa Teresa è distribuito fuori dal Venezuela da Bacardi.