Ristorazione, Fipe: il ritorno alla normalità solo nel 2023

La normalità non tornerà prima del 2023. Parola di Roberto Calugi, direttore generale della Fipe, la Federazione italiana pubblici esercenti, che in occasione della conferenza stampa dell’Istituto italiano alimenti surgelati sull’importanza dell’asterisco nei menù dei ristoranti, non ha lasciato molte speranze a chi credeva più vicina la ripartenza definitiva. 

“La stima che noi facciamo è che di quei 34 miliardi che abbiamo perso lo scorso anno ne recupereremo circa 10, e chiuderemo il 2021 con un 20-25 miliardi in meno rispetto al 2019”, ha detto Calugi sottolineando che “se non escono fuori nuove varianti o situazioni di pericolosità, prima del 2023 non torniamo alla normalità”.

Questi dati, è la stima della Fipe, porteranno alla “chiusura di 15mila imprese, cosa che si riverbera in maniera importante sul settore agroalimentare perchè siamo il principale acquirente del Paese con più di 20 miliardi di acquisti ogni anno”.

I risultati 2021 sono il frutto di un anno a singhiozzo per la ristorazione italiana: “Il 2021 ha visto un’estate che, con l’eccezione dei centri storici e delle città d’arte, è andata bene anzi direi molto bene soprattutto per le zone di mare e montagna – ha sottolineato Calugi – ma non dimentichiamo che nei primi quattro mesi dell’anno noi siamo stati chiusi”.

La necessità dunque di non prevedere nuove restrizioni o chiusure per il comparto è fondamentale. “Stiamo sostenendo la campagna vaccinale e stiamo sostenendo, a volte andando contro qualche post di Facebook di chi sa tutto nella vita, il super green pass – ha ribadito – perchè per noi chiudere non è una opzione conciliabile”.