Ristorazione (e non solo): la carica dei nuovi italiani

Un’economia a geografie sempre più variabili. Ecco quello che ci aspetta nel prossimo futuro. E non potrebbe essere diversamente, dal momento che la demografia italica, da sola, non sembra avere le risorse sufficienti a sostenere il tempo che passa. Il Belpaese, infatti, invecchia velocemente: si contraggono le nascite, i giovani diminuiscono mentre la schiera degli “anta” si ingrossa sempre più al punto che – continuando di questo passo – tra 50 anni (secondo la stima di Ref Ricerche) la popolazione residente rischierà di tornare ai livelli del 1970, mentre il numero dei centenari salirà a 150.000. Ciò che si profila all’orizzonte, dunque, è un vero e proprio terremoto del sistema previdenziale, del meccanismo contributivo e del sistema produttivo. A meno che non si riesca a mantenere stabili i livelli demografici, riuscendo a portare – come emerge dal Rapporto Coop 2017 – oltre il 30% l’incidenza numerica dei “nuovi italiani”. Non può infatti essere sottovalutato l’apporto che gli stranieri residenti in Italia danno alla nostra economia. Su questo punto, risultano illuminanti i dati di Unioncamere, da cui emerge come prosegua l’espansione dell’imprenditoria straniera che oggi ha al suo attivo 575mila realtà (pari al 9,5% dell’intero stock di imprese iscritte ai registri delle Camere di commercio italiane) e può vantare (tra aperture e chiusure) un saldo positivo per 3.674 unità, a fronte del risultato negativo di quelle italiane che, nello stesso periodo, ne perdono 19.579.

I PROTAGONISTI

È nell’ambito del commercio che si registra il numero maggiore di imprese: circa 207mila. Seguono le costruzioni (131mila) e – ex aequo – l’alloggio/ ristorazione e la manifattura (entrambi prossimi alle 45mila unità). In termini geografici, Lombardia, Lazio e Toscana conquistano il podio come le regioni più attrattive per le imprese straniere. Mentre tra i paesi di provenienza degli imprenditori a prevalere sono Marocco (con 68.459 imprese in-dividuali), Cina (51.077) e Romania (48.570). Ove il paese nordafricano ha il primato nell’ambito del commercio mentre le attività di alloggio e ristorazione risultano appannaggio del colosso asiatico.

STRANIERI E PUBBLICI ESERCIZI

Il ruolo propositivo degli stranieri nell’ambito del fuori casa è da anni monitorato da Fipe, le cui rilevazioni evidenziano una presenza sempre più corposa dei “non italiani”, sia in veste di imprenditori che di operatori. I dati del 2014, per esempio, raccontano uno scenario in cui le attività intestate a stranieri ammontano in media al 17,1%, con picchi anche del 23,7% nel Nord Est e addirittura del 24% nel Nord Ovest, e un perimetro, invece, decisamente più circoscritto al Sud e nelle Isole. Scendendo più nello specifico, la percentuale di titolari stranieri nell’ambito dei bar nel 2014 è di circa 19 mila unità, pari al 14,4% del totale. Circa 16 mila sono invece i titolari di ristoranti/pizzerie (corrispondenti al 14,7%), 8000, pari al 27,8% del totale, le attività intestate a stranieri nel comparto take away. Ancora più interessanti, perché emblematici di una tendenza positivamente dinamica, i tassi di crescita di ciascuna tipologia rispetto al 2011. Se per i ristoranti, infatti, parliamo di +39,5%, per i bar saliamo al 53,9% sino ad arrivare addirittura al 57,7% dei locali con il servizio di asporto, probabilmente preferiti per via della formula più smart. Questo è lo scenario relativo agli imprenditori. E sul fronte dei lavoratori dipendenti? Anche in questo caso il ruolo dei “non italiani” risulta consistente, basti pensare che nel 2015 gli stranieri sono quasi 174 mila e rappresentano ¼ del totale addetti: in crescita costante rispetto al passato.

LA SITUAZIONE IN LOMBARDIA

Per avere un quadro ancora più dettagliato, esaminiamo adesso la situazione in Lombardia, meta preferita dalla nuova imprenditoria. Secondo le stime della Camera di Commercio di Milano, nella Regione le imprese della ristorazione straniera si attestano a circa 6 mila tra ristoranti e asporto (pari al 28,5% del totale) confermando un trend di crescita costante che fa registrare un +7,4% rispetto al 2015 (era del 2,1% per le imprese italiane) e addirittura del+50,7% rispetto al 2011 (+8% per i nostri connazionali). È Milano la location preferita dai non italiani: qui le imprese straniere pesano sul settore per il 39% e la nazionalità più diffusa è quella egiziana, in seconda posizione si classifica la cinese, bronzo alla nazionalità turca. Si piazzano bene a livello regionale anche Brescia con 690 attività, Bergamo con 465 e Monza e Brianza con 410. Dal 2015 Sondrio, e Mantova (rispettivamente con il +36,8% e il +18,2%) sono le città che crescono di più.

La distribuzione sul territorio

Milano con 2.886 attività concentra la percentuale maggiore di ristoranti stranieri in Italia (13,7%), seguita da Roma con 2.218 imprese (10,6%), Torino (1.184, 5,6%), Brescia (690, 3,3%) e Bologna (642, 3,1%). Le città con il maggior tasso di crescita in un anno sono Sondrio (+36,8%), Catania (+23,7%) e Rieti (+19%), in cinque anni Rieti (+92,3%), La Spezia (+81,3%) e Pisa (+74,4%).

(Fonte: Elaborazione Camera di Commercio di Milano su dati registro imprese al terzo trimestre 2016, 2015 e 2011)

Pubblici esercizi: i lavoratori dipendenti per nazionalità
Anno 2015

Italiani529.16075,3
Stranieri173.95024,7
Totale703.110100

Fonte: elaborazione C.S. Fipe su dati Inps

LE ATTIVITÀ AFH INTESTATE A STRANIERI – ANNO 2014

Fonte: Tradelab

IMPRESE INDIVIDUALI DI STRANIERI IN ITALIA

La leadership dei Paesi nei principali settori dell’economia. Paese con il maggior numero di imprese individuali nel singolo settore.

Fonte: Unioncamere-InfoCamere, Movimprese – Valori assoluti al 31 marzo 2017 (settori e Paesi con almeno 1.000 imprese individuali registrate)