Pesce in sciopero: la ristorazione (non) ringrazia

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L’Alleanza pesca minaccia uno sciopero e accusa l’Europa di danneggiare tutta la filiera: dai pescatori, alla ristorazione fino al turismo. Ma le istanze ecologiche non possono essere ignorate.

Niente di nuovo sotto il sole. La ripresa graduale delle attività non dimentica le dinamiche conflittuali del passato. Di più: gli animi esacerbati dalle difficoltà innescate dalla pandemia non facilitano certo le cose.

Così, come in un déjà vu, ecco da una parte le istanze europee tese a perseguire una politica ambientale coerente nell’ambito dei 27 e  – dall’altra – le categorie professionali, tese a difendere lo status acquisito negli anni, e ora percepito come a rischio.

Il settore della pesca è tra questi.

Mentre infatti la Commissione europea, in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo pubblica un documento dagli intenti chiari fin dal titolo: “Verso una pesca più sostenibile nell’UE: stato di avanzamento e orientamenti per il 2022”, l’Alleanza pesca, dal canto suo lancia l’hashtag #salviamolapescaitaliana.

E c’è di più: per il 12 giugno ha previsto un fermo pesca per protestare contro i limiti europei sulla pesca a strascico: dunque – parrebbe di capire – niente pescato fresco sulle tavole (comprese quelle dei ristoranti) in questo fatidico giorno.

In effetti – come spiega la Commissione – la situazione pesca nel Mediterraneo è decisamente migliorabile, in termini di protezione delle risorse marine: “Anche se c’è stato un leggero miglioramento, i tassi di sfruttamento sono ancora due volte superiori ai livelli sostenibili. Forti sforzi saranno pertanto volti all’ulteriore attuazione del piano pluriennale e delle misure adottate dalla Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo”.

L’Alleanza pesca, però, non ci sta: “Fermiamo le restrizioni della politica europea prima che sia troppo tardi. Se la politica europea della pesca in Mediterraneo continuerà a ridurre l’attività dei nostri pescherecci costringendo alla chiusura le imprese – avverte l’Alleanza – ci accorgeremo di quanto fosse importante per la ristorazione e per il turismo”.

Secondo l’Alleanza è a rischio l’intera filiera “a causa di una politica dissennata che mira a chiudere la pesca a strascico, il comparto principale che rifornisce di pesce fresco le tavole degli italiani e dei turisti”.

Da qui la decisione di scendere in piazza il 12 giugno, in tantissimi porti della Penisola.

La paura dei pescatori, pare di capire, è che con la ripresa tanto invocata del turismo, l’offerta (limitata dalle normative sulla pesca) non sia in grado di soddisfare una domanda (si spera) in aumento.

Comprensibile. Ma sacrosanta è pure – in egual misura – la tutela degli ecosistemi dei nostri mari.