Pane e cultura. Quando il ristorante finisce al cinema

    Spesso il cinema ci ha parlato di ristoranti, e le stelle della walk of fame hollywoodiana hanno strizzato l’occhio a cuochi di vario tipo oppure a chef stellati.

    Un grande chef in cerca di rilancio è per esempio il personaggio interpretato da Bradley Cooper nel recente “Il sapore del successo”, di cui abbiamo parlato in passato.Chef

    Ma negli anni scorsi sono uscite ben due pellicole intitolate “Chef”. La prima, del 2012, è una produzione francese in cui Jean Reno interpreta un cuoco dai gusti raffinatissimi che, dovendo scontrarsi con la dura realtà della ristorazione mordi e fuggi, finisce a lavorare come imbianchino in una casa di riposo. Ma lì viene notato da un grande chef in crisi di ispirazione, che gli offre la possibilità di un rilancio in grande stile.

    In “Chef – La ricetta perfetta” (2014) si racconta invece la vicenda del cuoco di un prestigioso locale di Los Angeles che, in seguito al litigio sui social network con un critico gastronomico, cade in disgrazia e ricomincia dal basso, vendendo street food con un furgone.

    Sono due cuochi un po’ più naif i protagonisti di “Big night” (1996) di e con Stanley Tucci. L’attore e regista di origini italiane imbastisce una commedia deliziosa e dal retrogusto amaro raccontando di due fratelli emigrati negli States che, per scongiurare l’imminente fallimento del loro ristorante, provano a organizzare una cena memorabile invitando una star musicale degli anni 50.

    Diverse sono anche le commedie dal sapore “etnico”. Una delle più scoppiettanti è “Soul Kitchen”, in cui si vede assiste all’improvviso passaggio di un locale greco di Amburgo dallo status di bettola greca di Amburgo a quello di locale trendy e votato all’alta cucina. In “Cous cous” (2007), un uomo di origini nordafricane che lavora nella cantieristica navale vicino Marsiglia, sogna di riadattare una vecchia imbarcazione per aprirci un ristorante tipico con tanto di danza del ventre. In “Senza zucchero” (2007) ci troviamo invece a Londra, e il ristorante è indiano. Il locale è molto ben avviato ma il suo titolare ha dei modi arroganti che verranno messi in discussione quando l’uomo si innamorerà di una ragazza.Big night

    Infine due riuscitissimi film d’animazione. E’ noto che ormai da parecchi anni i cartoni al cinema non sono solo roba da bambini, e che al contrario i temi trattati e lo spessore delle sceneggiature fanno spesso di questi lungometraggi delle piccole pietre miliari del cinema contemporaneo. In ambito gastronomico, vanno senz’altro citati il riuscitissimo “Ratatouille” (2007), con il topolino Remi che manovra in incognito il rilancio di un vecchio ristorante fino al “coming out” finale (e il monologo di Anton Ego dice parole a loro modo “definitive” sui critici gastronomici), e “La principessa e il ranocchio” (2009), forse meno noto ma altrettanto vivace nella sua ambientazione a New Orleans: Tiana, ragazza di umili origini, riesce a coronare il suo sogno di aprire un ristorante grazie anche a un principe trasformato in rana e a una banda di veri ranocchi e animali di altro tipo.

     

     

     

    PANE E CULTURA

    Una rubrica di Giuliano Pavone

    A chi dice che con la cultura non si mangia rispondiamo proponendo settimanalmente un’esperienza che mette in relazione in modo profittevole e innovativo il mondo della cultura e dello spettacolo da un lato e quello del pubblico esercizio dall’altro. Format, eventi, libri e personaggi per cibare il corpo e la mente.

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