Nell’anno nero del fuoricasa la GDO incassa un +5%

Limitati dalle difficoltà di spostamento e dalle chiusure imposte dalla pandemia, i consumatori hanno deviato una parte dei propri consumi sui canali della grande distribuzione, senza necessariamente preferire le grandi superfici.  

Il 2020 per la Gdo è stato di conseguenza un anno eccezionale al punto da far parlare di bolla. La notizia, a dire il vero non del tutto inaspettata, è confermata dalla nuova edizione dell’Osservatorio di Area Studi Mediobanca sulla Gdo italiana e internazionale a prevalenza alimentare che aggrega i dati economici e finanziari di 117 aziende nazionali e 27 maggiori player internazionali per il periodo 2015-2019. 

Il 2020 della distribuzione moderna dovrebbe chiudere con un progresso del 5%, di cui l’1% attribuibile al boom del canale online. Incrementi significativi per discount (+8,7%), super (+6,8%) e drugstore (+6,6%). Per drugstore si intendono i retailer specializzati in prodotti per la persona e la casa come a titolo esemplificativo marchi quali TigotaLillapoisAcqua&Sapone. Il sistema nel suo complesso dovrebbe ripiegare dell’1,6% nel 2021, segnando nel biennio un aumento del 3,3%. Continua la crisi delle grandi superfici che si prevede perderanno il 4,8% nel biennio 2020-21.  

L’ecommerce (+60% nel 2021) potrebbe arrivare al 3% del mercato già nel 2021, due anni in anticipo rispetto al 2023 previsto prima della pandemia. Nonostante questi dati però il segmento continua a registrare margini negativi. A tal proposito Francesco Pugliese, amministratore delegato di Conad, ha spiegato a Radio 24 come la redditività per il punto vendita sia fortemente compromessa dai costi della consegna, che per una spesa media di 50 euro incidono sul margine per circa 7 euro. Segnale che a lungo andare la lotta con i giganti dell’ecommerce, che traggono profitto dallo sfruttamento della profilazione del cliente, sarà difficilmente sostenibile.   

POSSIBILE INTERPRETAZIONE DEI DATI 

Questi dati riflettono verosimilmente quanto accaduto l’anno scorso con la pandemialockdown, chiusure, distanziamento sociale hanno fatto schizzare gli ordinativi online ma hanno anche imposto agli operatori e accelerato gli investimenti in tecnologia per soddisfare le richieste dal canale online, investimenti che ora vanno ammortizzati su più anni. 

Così, una parte dei consumatori, di certo i più colpiti dalla crisi economica, ha dato la sua preferenza ai discount che offrono prodotti a prezzi più convenienti, mentre più in generale ci si è orientati verso store di piccole o medie dimensioninella speranza di evitare assembramenti. Si può spiegare in questo modo il perdurare delle difficoltà delle grandi superfici e, al tempo stesso, un ritorno d’interesse verso superfici piccole presenti più in prossimità. 

RITORNO SUGLI INVESTIMENTI (ROI) 

Ed è proprio sui margini che si gioca la sfida principale per il 2021. Il Roi (anche detto indice di redditività del capitale investitodel sistema è calato al 4,9% del 2019 dal 5,6% medio del 2015-2017. La tendenza in calo interessa tutti i segmenti che pure segnano livelli molto diversi: i discount dal 20,1% al 16,6%, la distribuzione organizzata dall’8,8% al 7,8% e la grande distribuzione dal 6,7% al 4%. La stessa dinamica si osserva per l’ebit margin: dal 2,5% del 2015-2017 al 2,1% del 2019, con i discount in questo caso in lieve crescita dal 4,7% al 4,9%, la distribuzione organizzata in calo dal 2,8% al 2,4% e la grande distribuzione in flessione dal 2,9% all’1,9%. In questo contesto spicca la notevole performance dei 32 drugstore italiani che hanno realizzato nel 2019 vendite per 3,6 miliardi +5,1% sull’anno precedente e facendo segnare un ebit margin al 4,6% e un Roi al 12,3%. 

NEI CONTI DEI SINGOLI OPERATORI 

Entrando nel merito dei conti dei singoli operatori l’Osservatorio mostra alcune curiosità. Lidl Italia primeggia per crescita delle vendite tra il 2015 e il 2019: +8,7% medio annuo, seguita da Eurospin e Agorà appaiate al +7,6%. Segue il trio Lillo-MD (+6,9%), VéGé (+5,3%) e Crai (+5,2%). In termini di redditività del capitale investito al primo posto figura Eurospin (20,2%), seguita da Lillo-MD (16,5%), Agorà e Lidl Italia al 12,9% e Crai all’11,9%. restanti operatori sono sotto la doppia cifra, capeggiati da VéGé al 9,1%. Supermarkets Italiani si conferma regina di utili cumulati tra il 2015 e il 2019: 1.340 milioni di euro, seguita da Eurospin a 1.016 milioni, Conad a 879 milioni e VéGé a 839 milioni. Carrefour ha cumulato perdite per 603 milioni, Coop per 252 milioni. Coop Alleanza 3.0 è la maggiore cooperativa italiana con vendite nel 2019 pari a 4.043 milioni, seguita da PAC 2000 A (Gruppo Conad) a 2.851 milioni e Conad Nord Ovest a 2.586 milioni che precede Unicoop Firenze a 2.320 milioni. 

Tra le venti aziende con fatturato superiore ai 500 milioni di euro, alcune hanno segnato nel 2019 performance rilevanti in termini di Roi: è il caso di Verofin (Tigros) al 18,2%, Gruppo Arena al 18%, SC Evolution (Iperal) al 15,8%, Supermercati Tosano Cerea al 15,3%, Cannillo (Maiora) al 15,2% e Mega Holding (Megamark) al 15,1%. I venti operatori fatturano complessivamente 20,6 miliardi, sono cresciuti nel 2019 del 5,9% e segnano un Roi medio del 7,9%. Nel complesso si posizionerebbero alle spalle dei discount, ma con un Roi pari a circa la metà. 

La classifica per Roi comprensiva dei retailer internazionali e di quelli italiani vede primeggiare l’australiana Coles (31,3%), seguita dall’italiana Eurospin (20,2%), dall’altra australiana Woolworths (19,8%), dalla statunitense Target (18%) e ancora dall’italiana Lillo-MD (16,5%). 

BENE LA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE 

Il tema della sostenibilità ambientale è ampiamente trattato sui siti dei principali operatori della Gdo, sia italiani sia internazionali. L’Osservatorio evidenzia come la quota di rifiuti differenziati è pari al 75,1% in Italia e al 71,7% all’estero, mentre il fabbisogno energetico è allineato: circa 450 kWh per mq, ma i retailer italiani sono meno impattanti in termini di intensità carbonica: 136 kg di CO2 per mq contro 208 kg.