Nel fast food, catene straniere alla conquista dell’Italia

Le catene simbolo del fast food sono pronte a invadere l’Italia? Cosi sembra. L’anno scorso ha visto il debutto di un “pezzo grosso” della ristorazione USA: Domino’s, che ha aperto in sordina, in una zona defilata di Milano, il suo primo locale. Propone una pizza all’americana, non particolarmente attraente per i nostri palati ma che punta su nuove tecnologie nel locale e servizio veloce.

Nella fascia degli hamburger tradizionali, baluardo del fast food, Burger King si prepara a sfidare McDonald’s grazie a un imponente piano di espansione, che porterà all’apertura di 300 nuovi locali entro il 2020 (oggi sono 144 contro i 530 di McDonald’s). Non solo in franchising (modello tenuto dall’ingresso nel 1999 in Italia), ma anche a gestione diretta: lo sono il 60% delle 33 aperture previste per il 2016.

Carne fast food però non significa solo hamburger. Kentucky Fried Chicken è arrivato nel 2014 a Roma e oggi ha sei locali e un prodotto testato, un classico che sta vivendo un revival presso i consumatori negli States (favorito dalla “miglior stampa” della carne bianca rispetto alla rossa), e che sembra destinato a un buon successo anche da noi. Tanto che potrebbe essere il pollo fritto la “next big thing”, il prossimo fast food di successo. O magari un ibrido tra i due, come il Chicken Fried Sandwich che va per la maggiore a New York: ha il vantaggio di essere fatto di carne bianca, considerata più salutare, e potrebbe dunque avvicinare consumatori che della rossa hanno deciso di fare a meno.

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