L’Italia (tecnicamente) fuori dalla recessione. Barlumi di ottimismo

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Torna l’ottimismo tra gli imprenditori grazie alle prospettive del Pnrr e all’evoluzione positiva della crisi sanitaria. 

Pochi giorni fa la buona notizia. L’Italia è uscita tecnicamente dalla recessione dopo che l’Istat ha corretto i dati del primo trimestre, portando la crescita del Pil da -0,4% a un +0,1%. Un incremento minimo ma quanto basta per far cambiare direzione. Per il resto dell’anno si prevede una decisa accelerazione, oltre il 4%, come hanno fatto intendere le stime Ocse, condivise dal Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. 

Una conferma di questo quadro positivo arriva dall’indagine congiunturale del Centro Studi di Confindustria sull’andamento della produzione industriale avanzata a un ritmo moderato: aprile e maggio hanno segnato rispettivamente un +0,3% e +0,4%, che si aggiungono al +0,9% del primo trimestre. La variazione acquisita nel secondo trimestre è di +0,5%. 

Accelera la domanda sia interna sia esterna ed è il comparto dei beni strumentali che fa ben sperare, complice anche il successo dell’agevolazione Nuova Sabatini, le cui risorse stanziate sono andate esaurite anzitempo. Così come l’aumento della domanda sta mettendo alla prova la capacità produttiva, soprattutto in quei comparti dove si possono registrare blocchi di fornitura, carenza di materiali, fattori che hanno già portato a un aumento dei prezzi di approvvigionamento. L’aumento della produzione e degli ordini, soprattutto esteri, hanno spinto l’indice PMI manifatturiero ai livelli massimi da quando è stata avviata l’indagine (giugno 1997). 

Come spesso accade dopo periodi di crisi e di recessione si guarda all’indice della fiducia, in questo caso, degli imprenditori, che sarebbe tornato ai livelli massimi toccati nell’autunno del 2017. I fattori che hanno determinato il cambio di umore sono diversi, a cominciare dalla presentazione del Pnrr avvenuta nei tempi previsti, e dal quale ci si attende nel medio-lungo termine un aumento del Pil di 3-4 punti percentuali entro il 2026. Ma anche, tutto sommato, l’andamento della campagna vaccinale, che con la prevista spallata di giugno sia avvierebbe verso la fase conclusiva. E anche sul fronte del lavoro, dopo l’emorragia di posti registrata nel 2020, il Centro Studi ipotizza una fase di espansione sebbene ancora al di sotto dei livelli pre-Covid. Tutto questo, ovviamente, al netto di eventuali altre sorprese tali da indebolire la ripresa.