Lino Enrico Stoppani (presidente FIPE): sagre e abusivismo, basta con il buonismo

Parlare dell’abusivismo che caratterizza il nostro settore significa, da una parte, affrontare un tema purtroppo ancora di grande interesse ed attualità, dall’altra, invece, rischiare di fare dell’autolesionismo, perché, se nonostante denunce e lamentele, il fenomeno persiste, qualche responsabilità e colpa potrebbe comprensibilmente essere attribuita a chi ha la responsabilità di rappresentare il comparto, al quale addebitare distrazioni o scarsa efficacia nell’azione di contrasto.

Lino Stoppani

Lo stile della Federazione, però, è quello di andare oltre i luoghi comuni e le comode convenienze, cercando, cioè, di stare sempre sui problemi, considerando obiettivamente le interpretazioni che possono poi essere date a questa difficile attività di presidio sindacale.

Innanzitutto l’abusivismo ha certo terreno fertile nella lentezza e debolezza con la quale è contrastato dalla normativa, ma trova un forte alleato proprio nella complicità e nella benevolenza della gente. Per questo motivo, molti soggetti acquistano indifferentemente merce contraffatta, interpretano nella concorrenza sleale degli “Home Restaurant” e delle attività della Sharing Economy, una modernizzazione ed una evoluzione dell’offerta commerciale, giudicano le sagre e le feste di piazza di qualsiasi natura un modo per aggregare e socializzare comunità, nel segno della storia e della tradizione dei luoghi, considerando irrilevanti i rischi e gli abusi sottostanti, oppure giustificano la somministrazione abusiva di alcol, effettuata in occasione di grandi raduni o concerti, considerandola un servizio conveniente e comodo per assecondare voglie di trasgressione, incuranti dell’impatto socio-ambientale e dei pericoli, che i fatti di Torino hanno recentemente fatto emergere.

Qualsiasi intervento, quindi, non può avere piena efficacia se non accompagnato da un cambiamento culturale, cioè anche da una diversa percezione e consapevolezza dei problemi e degli effetti da parte dell’opinione pubblica, che deve recuperare un approccio critico alle cose, perché è paradossale subire con indifferenza o peggio avallare con compiacenza, salvo poi scandalizzarsi quando le conseguenze sono gravi o subite in prima persona.

La Federazione su questi aspetti si sta spendendo con grande impegno, non solo perché consapevole che ogni volta che viene messo in discussione il principio “Stesso Mercato, Stesse Regole”, si lede una basilare regola economica, ma anche perché gli effetti collaterali negativi di questi fenomeni comportano danni sociali gravi, sulla salute e la qualità della vita delle persone. Per evitare i problemi della “Mala-Movida”, per favorire il disciplinato sviluppo commerciale e rendere migliore la convivenza all’interno delle città, si è sostenuto il Decreto sulla Sicurezza (D.L. 14/2017, ndr), che offre nuovi poteri alle Amministrazioni Comunali per riappropriarsi dei loro Territori, anche limitando, contingentando e regolamentando attività sensibili come le nostre, che possono generare indesiderati effetti socio-ambientali.

Questo nuovo strumento potrà avere giusta efficacia solo ad una condizione e, cioè, che parallelamente si proceda con un diverso approccio nei confronti di un abusivismo imperante, che sfrutta ogni occasione per fare affari, incurante dei divieti, limitazioni ed obblighi in capo agli Esercenti. Stesso discorso per le Sagre, sulle quali registriamo un positivo attivismo di alcune Regioni, per disciplinarne lo svolgimento e contrastare quelle fasulle (oltre 27.000, su circa 42.000 manifestazioni anno), che hanno solo finalità commerciali, lontane cioè dai valori storici, culturali, tradizionali, religiosi o antropologici che caratterizzano quelle vere, creando danno agli operatori, all’Erario e agli stessi consumatori.

Oggi questi fenomeni incominciano ad avere una diversa attenzione, non solo perché esplosi come numero, ma anche per la costante attività di presidio e di documentata denuncia che le Associazioni fanno, spingendo il Parlamento a regolamentare finalmente il 3° Settore, distinguendo tra Onlus attive nel campo sociale, solidaristico o nella promozione dei territori, ovviamente da tutelare, da quelle all’interno delle quali si nascondono veri professionisti dell’abusivismo, da contrastare e punire. È quindi l’ora di smetterla con il buonismo per nulla innocuo che ha provocato danni ingenti al tessuto professionale del settore, fomentato da un clientelarismo locale attento spesso agli interessi di pochi sotto la patina comoda di eventi “popolari” che piacciono a tutti.