Leo Leuci: noi, agnello sacrificale come per le stragi del sabato sera

Leuci

Anche Leonardo Leuci, tra i soci fondatori del celeberrimo Jerry Thomas Speakeasy di Roma, prende parte alla polemica sul decreto aperture. E dice la sua sul coprifuoco alle 22 fino al 31 luglio e sul divieto di somministrazione all’interno dei locali.

Leuci ha la voce cupa di chi immagina il futuro senza farsi illusioni. “Non è solo una questione di assurda e sconsiderata gestione della pandemia e delle inevitabili chiusure di attività cui assistiamo e assisteremo in futuro. Il problema maggiore è che abbiamo legittimato la possibilità di richiudere l’Italia ogni qual volta si presentasse una situazione simile, anche se di durata diversa. Il nostro Paese sta diventando sempre più statalista e collettivista. Ci stanno privando della libertà”, osserva.

Tenete conto che il Jerry Thomas di Leuci & Soci non può ancora aprire, perché non è dotato di dehor. E anche se la speranza è quella di riuscire a risolvere presto il problema, per ora i ragazzi sono costretti ad aspettare di poter tornare a lavorare. Un’attesa che si protrae da mesi.

Il problema sembrerebbe legato alla sanità, incapace di gestire emergenze come la pandemia di Covid-19, più che ai bar e ai ristoranti…
Che dire? È tutto folle. Il governo continua ad applicare delle misure coercitive come il coprifuoco e il divieto di somministrare all’interno dei locali e noi continuiamo ad accettare queste limitazioni della libertà che sono intollerabili in un Paese democratico.

Il team del Jerry Thomas (foto Alberto Blasetti)

Le limitazioni sono pensate per preservare la salute pubblica.
Dai, non scherziamo! Mancano le prove scientifiche a dimostrazione che cenare al ristorante o bere un caffè al bancone sia pericoloso nel momento in cui vengono rispettate le distanze e le norme di sicurezza. Piantiamola di prenderci in giro.

Tu cosa suggerisci?
Bisognerebbe reagire, ma siamo assopiti. Sono scioccato. Mi chiedo dove siano i giovani che uscivano il sabato sera, perché restino in casa e non scendano in piazza a protestare e a reclamare il loro diritto allo studio, al lavoro, alla libertà. Poi comunque c’è un altro problema.

A cosa ti riferisci?
La stampa sta facendo un pessimo servizio. È incapace di veicolare una comunicazione corretta verso i cittadini e non dimostra consapevolezza del dramma economico che questo tipo di gestione sta portando al Paese. Come sempre, inoltre, il nostro settore è il capro espiatorio su cui fare ricadere le responsabilità dei problemi sociali. Nulla di nuovo. Lo è già stato negli anni ’90 per le stragi del sabato sera e lo è stato ogni volta che si è trattato tematiche legate alle droghe e all’abuso di alcol.