Italian Coffee Tour, il commento di FIPE

“Dietro ad ogni tazzina di caffè che beviamo esiste un mondo fatto di piccoli produttori, trasformatori, distributori e gestori di bar e ristoranti che ogni giorno lavorano senza sosta per garantirci un’esperienza di pochi secondi che ha però un fortissimo valore culturale e identitario per ciascuno di noi. Valorizzare questa filiera, farla conoscere e renderla sempre più virtuosa e sostenibile è ciò che desideriamo sia come Federazione che come singoli imprenditori. Ecco perché un’iniziativa come quella di Francesco Sanapo va sostenuta e promossa in tutte le città”.

Così Aldo Cursano, vicepresidente vicario di Fipe-Confcommercio commenta la seconda edizione dell’Italian Coffee Tour, la manifestazione ideata dall’imprenditore fiorentino Francesco Sanapo che da dal 27 luglio scorso sta attraversando alcune delle principali città del centro Italia in biciletta, in un viaggio da Firenze a Napoli, per promuovere l’eccellenza del caffè e farne conoscere i segreti a cittadini e gestori di locali. Un’iniziativa pensata al termine della prima fase di pandemia e che oggi, per il secondo giorno consecutivo ha fatto tappa a Roma.

“L’Italian Coffee Tour – aggiunge Cursano a nome della Federazione che sostiene e promuove il progetto – è un viaggio che coniuga il rispetto dell’ambiente con il rispetto e il valore delle tradizioni. Siamo un popolo amante delle due ruote e al tempo stesso siamo l’unico paese al mondo ad aver costruito il proprio stile di vita e i propri locali attorno alla tazzina di caffè.

Una tazzina di caffè che non può essere considerata come una semplice bevanda energetica ma un vero e proprio prodotto agroalimentare, frutto di un lavoro accurato e virtuoso, che come tale deve essere valorizzato. Lo stesso dibattito che periodicamente si scatena sui media attorno al prezzo del caffè al bar omette sempre di mettere in evidenza che i caffè non sono tutti uguali, come non lo sono gli imprenditori.

C’è chi valorizza la filiera, garantisce equa retribuzione ai piccoli produttori, rispettosi dell’ambiente, e ai trasformatori e chi invece non lo fa. Se non siamo i primi a puntare sulla qualità, rischiamo di perdere per strada una componente fondamentale della socialità e dello stile di vita italiano”.