InBev, rischio 5.500 esuberi dopo le nozze con Sabmiller?

E’ salato il conto delle nozze tra il gruppo belga-brasiliano AB InBev (marchi Corona, Stella Artois, Leffe e Budweiser) e il suo delfino britannico, il numero due, SABMiller (Pilsner Urquell e Peroni), che il prossimo 10 ottobre dovrebbero celebrare ufficialmente la fusione.

Stando al quotidiano Italia Oggi, per AB InBev l’operazione provocherà la riduzione del 3% della forza lavoro complessiva del gruppo che nascerà dalla fusione. In altre parole, si calcola che saranno almeno 5.500 i posti di lavoro da tagliare gradualmente nei prossimi tre anni. Di certo, si sa che i tagli più consistenti riguarderanno i servizi commerciali e le forniture dal momento che «non è stato possibile pianificare in maniera diversa l’integrazione. AB InBev dà lavoro a 150 mila dipendenti e ha sedi in 26 Paesi, secondo l’ultima relazione finanziaria.

Il progetto di fusione tra i due colossi mondiali della birra è stato lanciato l’autunno scorso quando AB InBev ha acquisito SABMiller per 70 miliardi di sterline (84 miliardi di euro). Questa alleanza potrebbe essere la terza più grande operazione di fusione mai realizzata. Per ottenere le autorizzazioni dalle autorità per la concorrenza, le due società, AB InBev e SABMiller si sono impegnate a cedere asset per 22 miliardi. La Commissione europea ha dato il suo via libera a maggio, stimando che l’operazione non avrà incidenza sull’intensità della concorrenza sul mercato della birra.