IMS di Ibiza, il resoconto di un’intensa tre giorni

La nona conferenza annuale dell’IMS di Ibiza ha approfondito le questioni legate allo streaming, condividendo esperienze con le etichette discografiche più importanti, discutendo dell’integrità, della coerenza e della credibilità dei nuovi artisti, prendendo anche in considerazione le diversità tra generi musicali e stili di business. Senza contare gli incontri per prevedere e commentare quello che potrà essere il futuro della stessa isola. Tra le interviste nei keynote a Pet Shop Boys, Yello, Erick Morillo, Renaat Vandepapeliere e Yann Pissenem, con i commenti di Carl Cox, Pepe Rosello, Dubfire, Bart Cool, Kenny Gates, Richie Hawtin, Tale of Us, Nicole Moudaber e molti altri ancora, anche questa edizione dell’IMS va in archivio.

Confermando la sua posizione di leader del settore nel presentare discussioni educative, di ispirazione, e ponendosi come vera alternativa all’olandese ADE, l’IMS ibizenco è stato una amalgama di professionisti che hanno parlato di streaming, di affari tra piccole e grandi etichette, tra indie e major, sempre dando la parola a tutti presenti, più o meno famosi. Da tanti incontri è emerso soprattutto lo stato di salute della musica elettronica in generale, che si sta sempre più specializzando sino a frammentarsi in generi, sottogeneri e stili. Il mainstream chiama: torna anche la techno, come la conoscevamo un paio di decenni fa, dura, scura, tuttavia confezionata ad arte da coloro che operano con disinvoltura e metodo nel settore; torna anche una certa house music, vecchio stile, vecchio stampo, meno dipendente dalle logiche commerciali e radiofoniche e più libera di spaziare e riprendere mood dagli anni Novanta e Duemila. Senza contare il sistema più popolare che, stanco dell’EDM e di tutto il suo carrozzone, sta coinvolgendo i mercati latini con ritmi ispanici, mombathon, reggaeton e affini. Sono queste le tendenze e i discografici, o comunque gli addetti ai lavori presenti, lo hanno capito. Molti si allineeranno e altri invece remeranno contro.

All’Hard Rock Hotel, sede dell’IMS, il primo giorno è stato all’insegna delle parole di un mago delle strategie come Kevin Watson, che ha presentato “IMS Business Report”. Il rapporto ha sottolineato l’enorme incremento dei ricavi, con l’industria musicale elettronica ora che ha un valore stimato di 7,1 miliardi di dollari (il 60% in più rispetto al 2013). A seguito di questo annuncio, Il CEO di Dubset, Stephen White, ha annunciato che la sua azienda ha raggiunto un accordo con Spotify al fine di rendere più possibile per i dj il caricare legalmente il flusso di versioni originali e anche sotto forma di personali remix. “Stiamo notando costantemente questa evoluzione. La dance è un punto di riferimento per tutti, oggi, e si sta evolvendo verso una totale diffusione e comprensione”, ha spiegato White.

Durante l’incontro “Space Ibiza: fine di un’epoca” Carl Cox e il suo manager Lynn Cosgrove hanno chiacchierato con il proprietario dello Space, Pepe Roselló. È emersa una panoramica quasi struggente sulla storica location ibizenca, mitizzata nel corso degli anni. “Senza la fiducia a tutti gli effetti e l’amore di Pepe, un successo di tali proporzioni non sarebbe mai stato raggiunto”, ha detto la Cosgrove. “Bisogna badare sempre alla qualità, mai lesinare e avere costanza e volontà a operare in questo settore”. Carl Cox ha aggiunto: “La situazione allo Space è delicata. Allo Space ho trascorso i migliori anni della mia vita, che combaciano con i migliori 15 anni allo Space. Ho intenzione di lasciare la residenza con un botto, con qualcosa di esplosivo, di mai visto prima”.

Il giornalista musicale e dj, Dave Haslam, ha parlato di vinile con Seth Troxler. Entrambi hanno dichiarato la loro ammirazione per i dischi da collezione. “Attraverso la musica posso trovare le sensazioni che non riesco a mostrare o esprimere. Con i vinili si aggiunge emozione e di espressione alla vostra vita. Questo è qualcosa che la gente ha perso quando si digitalizza qualcosa di immenso come la musica”, ha detto Troxler.

Il secondo giorno dell’IMS è iniziato con un keynote approfondito su Erick Morillo che ha parlato con Pete Tong in merito al suo rapporto con la droga e come ha superato i suoi problemi con la ketamina durante le tournée. “Quando per anni ho visto i giovani dj pronti a saltare in aria con la loro energia, il mio ego non ci ha visto più, non ha retto”, rivela Morillo. “Ho iniziato a farmi di ketamina e a fare musica che non amavo, a suonare musica che non mi piaceva. Le cose hanno cominciato ad andare davvero male. Poi ho capito e mi sono fermato”.

Il co-fondatore dell’IMS, Pete Tong, ha poi valutato la realizzazione del suo Ibiza Prom, iniziativa che ha festeggiato anche i 20 anni di Radio 1 a Ibiza lo scorso anno. Il conduttore Jules Buckley ha espresso la massima positività che circonda l’evento: “Si dimostra così che la gente ama questa musica”.

Il fondatore e CEO dell’Ushuaia, Yann Pissenem, motivato da Grego O’Halloran di Ibiza Spotlight, ha sollevato la questione inerente alla chiusura dello Space annunciando che la nuova proprietà non demolire la storica sede. “Dopo il lavoro creativo e sorprendente di Pepe Roselló, fatto negli ultimi 27 anni, sono contento e orgoglioso di intervenire sulla questione. Lo Space è una grande responsabilità per me e il mio staff, per la scena internazionale elettronica”, ha sottolineato Pissenem.
Uno dei temi più discussi è stata anche la diversità di sesso grazie alla rete globale di Shesaid.so. Che ha affrontato i problemi legati alla rappresentanza femminile nel mondo della musica elettronica. Jackie Antas di Live Nation ha fornito delle statistiche interessanti:
• Nel 2014, solo il 18% delle etichette elettroniche includeva le donne nei loro roster
• Le donne rappresentano l’11% delle gig del 2016
• Il rapporto Billboard One to Watch è di 1 donna contro 14 uomini
• Non ci sono grandi etichette musicali che hanno capi femminili
Nicole Moudaber ha detto: “Non conosco molti uomini in grado di fare quello che faccio io, quindi forse non ci sono anche un sacco di donne in grado di fare quello che faccio io e forse non è una questione di sesso. Tuttavia, non credo che nessun uomo abbia ottenuto quello che ho fatto io in così breve tempo così. Spero allora di poter essere una fonte di ispirazione, soprattutto per le donne”.

La chiusura del nono IMS è stata all’insegna dell’incontro con un duo leggendario, quello dei Pet Shop Boys. Che all’unisono dice: “Non ci siamo presi una pausa, come tanti pensano. È necessario invece esercitare i muscoli della propria creatività, per tenerli allenati, lavorando, sempre. Noi lo facciamo in studio e nei live. Siamo sempre inseguendo l’idea del disco perfetto, che è esattamente il giusto equilibrio di euforia, di intelligenza, di suono e di istinto e pazzia”.

Al Dalt Vila, nello splendido sito UNESCO, ha tenuto un dj set memorabile Francesca Lombardo. Con lei anche Benjamin Damage, B Traits, Tale Of Us e Nicole Moudaber, e con Dubfire a presentare il suo progetto nuovo di zecca, Hybrid.