Il burro è burro: i prodotti che lo imitano non possono usarne il nome

C’è un solo “burro” ed è quello ottenuto dal latte. Lo sottolinea Assolatte citando la recente sentenza con cui la Corte di Giustizia della Ue ha ribadito che la denominazione “burro” è riservata solo al prodotto di origine animale, ottenuto da latte. In tutti i casi i prodotti di origine vegetale non possono fregiarsi della denominazione “burro” e dell’appeal che questa parola evoca presso i consumatori. Così come non possono farlo altri prodotti alimentari che non rispettano i requisiti di composizione previsti dalla normativa comunitaria.

A differenza dei suoi “imitatori”, il burro è prodotto solamente con mezzi fisici, senza l’uso di sostanze o additivi chimici e senza ricorrere all’idrogenazione. Ottenuto secondo una tecnica produttiva messa a punto nei secoli, e già testimoniata presso gli Egizi, sottolinea Assolatte, il burro è un prodotto 100% naturale e un alimento perfettamente compatibile con le esigenze nutrizionali dei consumatori del terzo millennio.

Numerosi studi scientifici presentati negli ultimi anni hanno, infatti, riabilitato il burro, confutando molti dei falsi miti nutrizionali che lo circondavano e mettendo in luce gli effetti positivi dei grassi che contiene. Un cambio di prospettiva così significativo da spingere la prestigiosa rivista Time a realizzare un’approfondita inchiesta sul fallimento delle campagne “antigrassi” condotte per oltre 30 anni negli Stati Uniti e sul nuovo approccio dei nutrizionisti nei confronti dei lipidi, oggi considerati un nutriente essenziale e benefico. La conclusione dell’inchiesta di Time? La copertina con il titolo “Mangiate il burro”.