Green pass, quanto dura l’immunità?

Immunità e validità del green pass: tra durata convenzionale della certificazione e evidenze scientifiche.

 

Si avvicina la data fatidica per il nuovo decreto che dovrebbe estendere l’obbligo di green pass ai trasporti, al mondo della scuola e a quei servizi per cui – già dal 6 di questo mese – ci sarà l’obbligo per avventori e utenti (ovvero ristorazione, palestre, piscine, musei ecc).

In mancanza di informazioni certe, si specula ancora sulle date in cui tali provvedimenti potrebbero essere operativi e su una loro possibile gradualità d’attuazione.

Nel frattempo, i dubbi sul green pass permangono.

Sulla sua validità innanzitutto.

La legge prevede che esso sia valido 48 ore se ottenuto tramite tampone negativo, 9 mesi se rilasciato in seguito a ciclo vaccinale completato e 6 mesi in caso di guarigione dall’infezione.

Ma al di là di questa durata convenzionale, sono in molti a chiedersi quanto resistano gli anticorpi contro il Sars Cov 2.

Ad oggi la comunità scientifica sembra essere arrivata a una duplice conclusione.

In primo luogo – si legge in una lettera di ricerca pubblicata su Lancet – gli anticorpi generati dalla seconda dose di vaccino tendono a diminuire già dopo sei settimane.

Questo fatto potrebbe significare la necessità di un’ulteriore dose, almeno per i più fragili. Tuttavia bisogna tener conto di un altro fattore: l’organismo può contare anche su una forma di immunità acquisita, attivata dalle cellule B e T in grado di ‘ricordare’. La memoria, infatti è una delle peculiarità dell’immunità specifica (o acquisita).

L’altra conclusione cui è di recente giunto il mondo scientifico, è che gli anticorpi derivati dall’aver contratto il virus, rimangono nell’organismo anche fino a 9 mesi indipendentemente dal fatto che l’infezione sia stata o meno sintomatica.

Come spiega Andrea Crisanti dell’Università di Padova, commentando un recente studio sulla popolazione di Vo’ Euganeo  “i pazienti che si erano infettati a febbraio 2020 avevano a novembre ancora importanti livelli di anticorpi nel sangue, e questo indipendentemente dalla tipologia di infezione, sia tra i sintomatici che tra gli asintomatici”.

Evidenze di questo genere, dunque, potrebbero supportare la scelta di cambiare le tempistiche di vaccinazione delle persone già guarite, per cui, secondo l’ultima circolare del Ministero, è sufficiente una singola dose di vaccino, da somministrare “preferibilmente entro i 6 mesi” e comunque “non oltre 12 mesi dalla guarigione”.