Enoturismo, un “brindisi” che vale 4 miliardi di euro

    Ci aspetta un’ottima annata, e non solo sotto il profilo della vendemmia. Il 2015, infatti, vedrà una crescita del 25% degli arrivi nelle “Cantine aperte” di tutta Italia rispetto all’autunno dell’anno scorso. Un boom previsto dal Movimento Turismo del Vino che, in ogni angolo del Belpaese,  riunisce mille produttori grandi, medi e piccoli che, alla tradizionale attività di vinificazione, hanno unito il turismo. Come riporta Il Sole 24 Ore, tra settembre e novembre, si attendono 240mila persone tra a“wine lovers” esperti e turisti curiosi di avvicinarsi a un nuovo mondo. e semplici curiosi. Così,per attrarre nuovi pubblici, il Movimento Turismo del Vino ha lanciato la formula “Cantine aperte in vendemmia”, dove al tour tra le botti si unisce anche un’esperienza diretta tra i filari. “È un’esperienza nuova che va ad arricchire la tradizionale offerta di ‘Cantine aperte’ e sta catturando sempre di più l’attenzione delle famiglie che visitano le nostre aziende e ci chiedono di partecipare alla vendemmia. È chiaro che non possiamo far lavorare con noi i visitatori, ma offriamo loro la possibilità di trascorrere una giornata con chi lavora sui filari e magari addirittura di pigiare l’uva” spiega Carlo Giovanni Pietrasanta, presidente di Mtv.

    In Italia, l’enoturismo – il fortunato mix fra turismo, territori di produzione e buon bere – registra circa 3 milioni di turisti l’anno, per un giro d’affari che si attesta intorno ai 4 miliardi. Ma il mercato è potenzialmente immenso: a livello internazionale il turismo del vino muove 20 milioni di persone. In testa alle lezioni più gettonate per questa tipologia di viaggio, però, non ci sono mete “doc” come Italia o Francia, ma nazioni come Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda. Il motivo? La capacità dei paesi “giovani” e delle loro aziende di fare marketing a 360 gradi.  Per vincere la sfida della concorrenza, da noi “bisognerebbe rivedere la Legge Strade del Vino (la 268/99, ndr) così da permettere alle cantine di far pagare visite e degustazioni senza per forza diventare agriturismi, ristoranti, alberghi o bar. Insieme, occorrerebbe individuare un ministero capofila per l’enoturismo e attivare un tavolo di coordinamento nazionale” conclude Pietrasanta.