Denominazioni d’origine: champagne contro “Shampanskoe” russo

Non riguarda solo l’Italia la “battaglia” sulle denominazioni d’origine. Se per il Belpaese sono ancora aperte le richieste di riconoscimento per il croato Prosek e per l’Aceto Balsamico da parte della Slovenia, dalla Russia arriva la notizia che persino la più importante denominazione d’origine europea – lo Champagne – dovrà pagare pegno.

Con l’inizio del 2022, infatti, è scaduta la moratoria concordata lo scorso ottobre tra Mosca e Parigi dopo che il presidente russo Putin aveva introdotto una nuova normativa in materia di commercio delle bevande alcoliche. Normativa che riservava il termine champagne (scritto in cirillico, “Shampanskoe”) ai soli vini effervescenti prodotti in Russia imponendo a tutti gli altri, comprese le bollicine francesi, l’utilizzo del solo termine “spumante”.

Secondo le autorità di Mosca, il termine “Shampanskoe” è utilizzato da lungo tempo per individuare un prodotto ottenuto, mediante una fermentazione di circa tre settimane, in distillerie russe che, però, non hanno nessun legame con specifiche regioni vinicole. In assenza di un nuovo accordo tra Francia e Russia sul riconoscimento e sulla tutela delle denominazioni d’origine della Ue, le bottiglie di bollicine francesi destinate al mercato russo dovranno così essere ri-etichettate.

«Sia pure a medio termine – ha fatto sapere il presidente del Comitato interprofessionale dello Champagne, Maxime Toubart – i produttori russi potrebbero decidere di ricorrere ad una nuova e diversa indicazione per la produzione interna». Toubart ha anche ricorda

to che le esportazioni sul mercato russo ammontano in media a circa 1,8 milioni di bottiglie pari a poco meno del 2% dell’export di bollicine francesi, numeri che fanno della Federazione il 15° mercato per l’export di champagne transalpino.