Crolla il terziario: i danni del Covid nelle stime di Confcommercio

Dopo 25 anni di crescita, nel 2020, per la prima volta, il terziario accusa il colpo. E lo accusa con forza, riducendo del 9,6% la sua quota di valore aggiunto rispetto al 2019. Sono commercio, turismo servizi e trasporti i settori con le perdite maggiori: 13,2% nel complesso.

I maggiori cali – sottolinea Confcommercio– si riscontrano nei trasporti (-17,1%); di eccezionale entità quella registrata nel comparto dei servizi di alloggio e ristorazione (-40,1%), una perdita di prodotto pari ad oltre otto volte quella più grave che si ricordi negli ultimi cinquant’anni per questo specifico settore, in corrispondenza degli impatti negativi sui flussi turistici successivi all’attentato alle Twin Towers del settembre 2001.

Quanto alle conseguenze sull’occupazione, i servizi di mercato registrano la perdita di 1,5 milioni di unità su una flessione complessiva di 2,5 milioni. 

Calo dei consumi

L’88% circa di tutta la perdita subita nel 2020 dalla spesa per consumi è patito da soli quattro macro-settori: abbigliamento e calzature, trasporti, ricreazione, spettacoli e cultura e alberghi e pubblici esercizi. Secondo Confcommercio, questo quadro chiarisce l’urgenza di adeguate policy di indennizzo alle imprese coinvolte. Infatti, senza mutamenti rilevanti nelle suddette politiche e senza un rapido avvio del processo di riapertura, nella situazione di equilibrio post-pandemica verrebbero a mancare, rispetto al 2019, circa 300mila imprese, delle quali 240mila diretta conseguenza della crisi di reddito e di liquidità.

Previsioni

In precedenza (novembre 2020) si era sperato in una ripresa già nel primo quarto del 2021: i fatti hanno smentito le previsioni, evidenziato un recupero più lento. Con questi presupposti, si preferisce adottare una certa cautela nel tracciare le prospettive di ripresa a breve termine, ipotizzando una crescita di PIL e consumi limitata al 3,8% per l’anno in corso.