Covid: primi segnali di rallentamento per il mercato del vino

Riguardano tutti i canali – dall’Horeca alla Gdo passando per l’export – le difficoltà di inizio 2022 per il mercato del vino. Il motivo? Dai costi dei trasporti alla stagnazione della domanda di bar e ristoranti, che in molti casi hanno smesso di effettuare i propri ordini lo scorso mese di dicembre.

Le aziende legate al canale Horeca, non ricevono ordini da Natale. Il 20% almeno delle cantine di dimensioni medio-grandi, che vendono nella Gdo, non rientrano più nei costi per via del blocco dei listini e restano tagliate fuori dal mercato”, avverte Marcello Bonvicini, presidente Confagricoltura Emilia Romagna. “Ma il bilancio si profila comunque amaro per tutto il segmento. Serve liquidità alle imprese del vino, si rischia la paralisi. C’è bisogno di agevolazioni creditizie e strumenti finanziari più flessibili”.

Anche se ancora non si può parlare di vero allarme, il mondo del vino non corre più ai ritmi del 2021, per ragioni comuni all’interno comparto del fuoricasa: la crescita del costo dei trasporti, quella dell’energia, la coda della quarta ondata della pandemia che ha costretto in casa milioni di italiani e fatto chiudere a migliaia di bar e ristoranti.

Gli imprenditori del vino che vendono nei ristoranti, wine-bar e alberghi, aggiunge Bonvicini, dicono una che “stanno lottando contro la risalita dei contagi, le ultime fatture risalgono al 24 dicembre, poi la ripresa si è arrestata con un netto stop a Capodanno”.

Ma non va meglio alle aziende che hanno il proprio core business nelle spedizioni verso i Paesi extra Ue, che “hanno già messo nel preventivo 2022 un importante calo del volume d’affari. I costi sono quintuplicati e non si prevedono sconti sui trasporti marittimi verso gli Stati Uniti o l’Asia: così rischiamo di spedire solo tre container invece dei cinque inviati lo scorso anno”.