Consumi, l’emergenza sanitaria incide ancora su bar e ristoranti

Consumi e pandemia, la ristorazione potrà tornare ai livelli pre- covid solo nel 2023: così Fipe commenta i dati pubblicati da Bankitalia.

 

Come emerge dalla quinta edizione dell’Indagine Straordinaria sulle Famiglie italiane (ISF), condotta dalla Banca d’Italia, i comportamenti di consumo degli italiani restano condizionati dall’emergenza sanitaria.

È infatti ancora elevata (circa 80 per cento, come nella rilevazione precedente) la quota di famiglie che dichiarano di aver ridotto i consumi.

E questo riguarda tanto le spese per servizi di alberghi, bar e ristoranti quanto gli acquisti in negozi di abbigliamento rispetto al periodo precedente la pandemia; sette famiglie su dieci riportano una minore spesa per i servizi di cura della persona.

E questa predisposizione è condivisa anche dai nuclei che arrivano con facilità alla fine del mese, per i quali pesano soprattutto le misure di contenimento ancora in vigore al momento dell’intervista e la paura del contagio.

Commentando queste evidenze, la Fipe ha sottolineato: “I dati diffusi da Bankitalia confermano che la ristorazione è stato tra i settori più colpiti dagli effetti della pandemia e dalle misure restrittive: ad aprile 2021, l’80% delle famiglie italiane dichiara di aver ridotto i suoi consumi in bar e ristoranti rispetto al periodo pre pandemia. Ora l’estate ha fatto segnare un primo, deciso, balzo in avanti con i ricavi del settore in crescita di 1,2 miliardi nel solo mese di agosto.

Se il quadro sanitario evolverà positivamente, con il progredire della campagna vaccinale non solo a livello nazionale ma anche internazionale, l’obiettivo di riportare la ristorazione ai livelli di fatturato dell’estate 2019 sarà a portata di mano ma solo nel 2023”.