Come cambia la merenda degli italiani

Oggi se ne producono circa 217 mila tonnellate, ci racconta il sito merendineitaliane.it, pari a un valore di circa 980 milioni di euro. Cifre ingenti ai nostri giorni, ma addirittura incredibili 40 anni fa, quando il comparto delle merendine confezionate era ancora molto giovane. Negli anni ’70 del secolo scorso, infatti, la produzione si attestava intorno alle 40 mila tonnellate. Già un decennio dopo (probabilmente anche in virtù della straordinaria spinta demografica che fece registrare – un unicum nelle storia della nostra Penisola – ben 10.597.344 nuovi nati) la produzione salì a 70 mila tonnellate, che divennero 130 mila nel 1990 e 200 mila nel 2000. È in questo decennio che nascono le merendine “moderne”: porzioni più piccole e nutrizionalmente più equilibrate, nella ricerca costante di un perfetto equilibrio tra leggerezza e gusto.

merendine

 

Inevitabili le diffidenze iniziali, connesse alla connotazione di cibo conservato. Nel tempo tuttavia i plus di praticità, funzionalità e durata hanno avuto la meglio. Al punto che oggi le merendine entrano nelle dispense di circa 21,5 milioni di famiglie italiane, con una penetrazione del 93% sul totale famiglie e un livello pari quasi del 100% nelle famiglie con bambini piccoli. La ripartizione per canali di vendita vede in testa i supermercati (50%), seguiti da ipermercati (15%), libero servizio (15%), discount (11,5%) e tradizional grocery (8,5 %). Mentre dal punto di vista delle tipologie, la croissanterie copre il 34% delle vendite, i tranci il 33%, i minicake il 20%, seguiti da crostate 6%, tortine 4% e panini 3%.

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