Caro energia nell’ospitalità: “Costi fino a +30%. Inevitabili aumenti”

Con il nuovo decreto approvato nei giorni scorsi contro il caro energia, il governo ha messo sul piatto della bilancia una serie di interventi per favorire la ripartenza dei settori più colpiti dalla pandemia.

Tra le misure decise dall’esecutivo ci sono l’azzeramento degli oneri di sistema sull’elettricità per le Pmi e le imprese più grandi per 3 miliardi, la riduzione dell’Iva sul gas al 5% per circa 590 milioni, la riduzione degli oneri sul gas per 480 milioni, il rafforzamento del bonus sociale per 500 milioni, il credito di imposta per le imprese energivore per 700 milioni e per le imprese gasivore per circa 500 milioni.

Misure importanti ma ancora del tutto insufficienti per il settore dell’ospitalità, che dall’ultimo trimestre del 2021 – a sentire molti gestori – si trova a fronteggiare un aumento dei costi che, a seconda dei casi, varia dal 10 al 30%.

L’impatto, almeno nella nostra zona, si è iniziato a sentire con la bolletta di novembre, relativa al mese di ottobre, in cui il costo della materia prima è stato superiore anche di tre volte rispetto all’anno precedente“, spiega a Mixer Planet Marco Fontanari, titolare di una attività di ristorazione a Rovereto (TN) e presidente dell’Associazione ristoratori del Trentino. “Questo significa che gli aumenti hanno pressoché azzerato gli effetti della moratoria dei mutui entrata in vigore a gennaio, per chi ne ha usufruito; per altri, è come avere a libro paga un cameriere in più, senza averlo in sala…“.

Inutile sperare in un assestamento dei prezzi a breve o medio termine, fra inflazione galoppante, energia elettrica e gas alle stelle e costi legati alla transizione energetica. “Bene il nuovo provvedimento del governo, ma in prospettiva servono interventi strutturali che vadano a impattare sui costi dell’energia, non soltanto misure contingenti mirate a contenere i rincari delle bollette“, sottolinea ancora Fontanari. Che, al pari di molti colleghi, ha già dovuto parzialmente rivedere al rialzo i prezzi alla clientela: “Finché abbiamo potuto abbiamo cercato di limare i margini, ma ovviamente non possiamo azzerarli. Tanto più dopo gli ultimi due anni che, fra chiusure e restrizioni, da un lato hanno svuotato le casse delle imprese del fuoricasa, dall’altro hanno modificato in maniera preoccupante le abitudini delle persone, in particolare quelle dei giovani. Basti solo pensare che la nostra città, Rovereto, è prima in Italia per consumi via delivery dai ristoranti orientali all-you-can-eat a basso costo. Segnale di una maggiore attenzione alle spese da parte di tanti cittadini che hanno visto ridursi il loro reddito durante la pandemia e ora sono essi stessi alle prese con l’incremento generalizzato dei prezzi“.

L’aumento dei costi dell’energia si ripercuote infatti non solo sulle bollette, ma sull’intero sistema delle forniture e dei servizi. Fontanari stima un aumento complessivo delle spese di gestione della sua attività fra il 10 e il 20% rispetto a un anno fa. Ma c’è chi calcola anche un +30%, come ci riferisce il titolare di un cocktail bar nel nord della Sardegna: “Ancora una volta, per molti, noi operatori dei pubblici esercizi siamo quelli che aumentano i prezzi proprio mentre le famiglie sono in difficoltà. Ma la realtà è che anche noi abbiamo delle famiglie, mentre moltissime imprese del settore – fra quelle che non sono già state costrette a chiudere – sono allo stremo, dopo due anni di lockdown, veri o mascherati, e con il turismo internazionale ancora lontano dai livelli di un tempo. Qui da noi, poi, manca all’appello anche una parte della clientela locale, tuttora impaurita e frastornata dal Covid nonostante la diffusione dei vaccini e il notevole calo della pericolosità del virus, in mancanza di una vera strategia di ripartenza da parte delle istituzioni“.

D’altra parte, continua, “ci si scandalizza se si parla della tazzina di caffè a 1,50 euro, dimenticando che negli ultimi 22 anni il suo prezzo è cresciuto di appena 30 centesimi. Ho aumentato anche il listino dei drink? Non ho scelta: per anni ho fatto di tutto per non ritoccarlo, ma ora proprio non è possibile, se voglio avere di che vivere dopo avere pagato bollette e fornitori“.