Caro energia, il doppio allarme di Confindustria e Federalimentare

L’impennata dei costi dell’energia mette a rischio la ripresa dell’economia italiana. L’allarme arriva dal Centro Studi di Confindustria, che sottolinea come gli attuali prezzi energetici rischiano di frenare l’economia italiana dello 0,8% nel 2022.

Con gli attuali prezzi abnormi dell’energia, i margini erosi, la scarsità di commodity e l’aumento dei contagi, il rischio è che il Pil subisca uno stop nel primo trimestre: almeno -0,8% l’impatto del caro-energia sul Pil del 2022“, hanno sottolineato gli economisti dell’associazione imprenditoriale.

Il rincaro dell’energia – hanno aggiunto – colpisce l’industria italiana, mentre gli elevati contagi frenano i consumi di servizi“. Ciò a cui si sta assistendo infatti, è una “risalita a forte rischio. A inizio 2022 si sono fatte più fitte le nubi, addensatesi già a fine 2021 sulla risalita del Pil italiano, stimato in frenata nel quarto trimestre“.

La stessa preoccupazione per il caro energia arriva anche da Federalimentare. “Le misure contenute nel Dl Sostegni per contrastare il caro energia approvate dal Governo sono insufficienti per sostenere le 740mila aziende agricole e le oltre 70mila industrie alimentari che compongono il comparto agroalimentare italiano”, dice Alessandro Squeri, Direttore generale di Steriltom, azienda leader nella produzione di polpa di pomodoro a livello europeo e presidente di Federalimentare Giovani.

Da mesi – prosegue Squeri – le aziende stanno subendo aumenti incontrollati sia nei settori energetici, sia nell’acquisto delle materie prime, una condizione che rischia di paralizzare il comparto e che potrebbe incidere negativamente anche sul versante occupazionale”. Che aggiunge: “Le imprese della filiera in molti casi stanno producendo in deficit ed è una condizione che alla lunga diventerà insostenibile. Alcune di esse, per sostenere gli aumenti dei costi, stanno ipotizzando di chiudere alcune linee produttive, uno scenario, che in un momento di ripresa economica, è assolutamente da evitare“.

Per sostenere l’agroalimentare – conclude Squeri – c’è bisogno di un ulteriore sforzo economico da parte del Governo che vada ad incidere positivamente sul caro bollette contenendo concretamente gli aumenti, e dando respiro alle imprese che per il 90% sono composte da Pmi”.