Cambio al vertice di Illycaffè: il nuovo ad sarà Cristina Scocchia

Cambio della guardia alla guida di Illy. Dal gruppo Kiko, dove ha lavorato a fianco della famiglia Percassi, Cristina Scocchia passa a Illycaffè dove da gennaio 2022 ricoprirà la carica di amministratore delegato. Il cda, presieduto da Andrea Illy e di cui la stessa manager è membro dal 2019, ha deliberato così la nomina dell’erede di Massimiliano Pogliani, il primo ad esterno alla famiglia, rimasto alla guida dell’azienda da due mandati.

Come riporta una nota dell’azienda, obiettivo del nuovo ad sarà portare il Gruppo triestino alla quotazione in Borsa, “in considerazione della fase positiva del mercato dei capitali e della volontà di avviare il processo di quotazione”. Per quanto riguarda l’ad in uscita Massimiliano Pogliani, nella nota viene ringraziato per il suo “contributo nei sei anni di crescita dell’attività dell’azienda, in particolare nei consumi a casa, nel segmento del caffé porzionato e delle vendite on-line, nonché al raggiungimento di importanti risultati nella sostenibilità, confermati dall’ottenimento della certificazione B-Corp”. Non solo, come spiega il presidente Andrea Illy, con l’apertura del capitale a Rhone quest’anno, Pogliani “ha portato a termine il percorso di managerializzazione di Illycaffé, per il quale gli era stato affidato il suo primo mandato nel 2016”.

Secondo indiscrezioni raccolte da Affaritaliani.it all’interno dell’azienda triestina, però, il cambio della guardia al vertice dell’azienda sarebbe stato motivato soprattutto da una precisa volontà della famiglia di affidare le redini del gruppo a una manager con una riconosciuta capacità di sviluppare brand ad alto contenuto estetico ed esperienziale. 

La mission affidatale sarebbe quella, per prima cosa, di rimettere Illycaffè su una strada di redditività più solida (nel 2020 l’utile è stato di cinque milioni, in flessione rispetto ai 19 dell’anno precedente. Altro fronte su cui lavorare, l’espansione all’estero e in particolare nel mercato americano (con aperture di punti vendita nelle metropoli, negli aeroporti e nelle stazioni a stelle e strisce), dove sono stati investiti 100 milioni di euro con l’intenzione di farne diventare il primo mercato del gruppo, triplicando le vendite in cinque anni. Da ultimo, sottolinea ancora il quotidiano online, arriverebbe la quotazione in Borsa del ramo caffè del Gruppo, che consentirebbe alla famiglia triestina di liquidare Rhone Capital.

All’accelerazione nel ramo del caffè non corrisponde invece una tendenza analoga nel Polo nel Gusto, newco del gruppo Illy costituita nel giugno del 2019 che raggruppa tutte le aziende del cibo e del vino, escluso il caffè. Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, a inizio 2021 “i fratelli Riccardo e Andrea Illy avevano bussato la porta a DeA Capital attiva anche nel private equity rivolto al profittevole business del food&beverage, ma dal gruppo De Agostini hanno declinato l’invito spiegando che per il momento la strada della borsa appare difficile”.

I motivi? A differenza del caffè il Polo del Gusto comprende marchi meno noti al grande pubblico, ma soprattutto perché il fatturato complessivo del ramo di business non aveva sufficiente massa critica per la quotazione (89,5 milioni di euro i ricavi nel 2019 in calo a 75 nel 2020). Per questo motivo, “sul Polo del Gusto alla Illy hanno deciso di prendersi più tempo per chiudere il cerchio con gli investitori, una volta chiuso il bilancio 2021 che starebbe andando molto meglio del previsto. Andamento che consentirebbe alla famiglia di dialogare con i possibili partner con in mano i buoni dati di bilancio attesi”.