Bartender e figli: connubio difficile

(foto di Nicole Cavazzuti: il bartender Fabio Camboni con la famiglia)

Lo dite all’unisono: per riuscire a unire amore, lavoro e pargoli sono indispensabili il supporto e la comprensione del partner e/o dei parenti. Diversamente, è impossibile pensare di avere un figlio, a meno di non ricorrere a una tata fissa di notte. Opzione che non tutti possono permettersi. Risultato? In diversi di voi hanno rinunciato all’idea di metter su famiglia per non compromettere sogni e carriera. Facciamo outing: l’idea inziale era focalizzarci su come funzionano le vostre famiglie e su quali criticità dovete affrontare. E abbiamo raccolto un sacco di spunti, di fatto. Ma ve li racconteremo nella prossima inchiesta che uscirà a marzo. Perché, tra una chiacchierata e l’altra, ci siamo resi conto che parecchi di voi la famiglia non ce l’hanno proprio. Ecco perché pensiamo sia utile innanzitutto condividere idee e suggerimenti finalizzati a conciliare amore e business. E lo facciamo con tre storie emblematiche. Due su tre vedono protagoniste le donne. E non è un caso. Perché se, in generale, è complesso combinare le esigenze di famiglia e lavoro notturno al bar, lo è soprattutto per le barlady. E per più ragioni. Non solo subiscono forti pressioni psicologiche dai propri capi al solo menzionare il tema famiglia e maternità, ma oltretutto a parità d’incarico ed esperienza guadagnano meno dei colleghi uomini. Detto ciò, per tutti la percentuale di divorzi/separazioni non è bassa. “Molti di noi vedono naufragare il proprio matrimonio accusati di pensare troppo al lavoro e non abbastanza ai propri cari”, ci aveva raccontato tempo fa durante una camminata lungo l’Arno Luca Picchi, 60 anni, oggi bar manager del Caffè Gilli e del Paszkowski di Firenze. Non era tanto per dire. Lui stesso ha due figli (un maschio e una femmina), ma è separato.

ECCO LE VOSTRE STORIE

VALERIA BASSETTI, 45 anni, co-fondatrice di Drink-It
È stata tra le prime donne a sdoganare il gentile sesso dietro il bancone di notte a Roma. Con ottimi risultati, ma enormi sacrifici. “Amo moltissimo il mio lavoro. Per emergere ho messo tutta me stessa, a discapito della vita privata. Che fatica! Non avete idea di quante volte mi sia sentita chiedere, in fase di colloquio, se avessi fretta di diventare madre… Inutile dirvi che, se avessi risposto di sentire il desiderio di maternità, non mi avrebbero assunta. Insomma, alla fine ho rinunciato al sogno di un figlio”, racconta. E poi aggiunge con una nota di amarezza: “Essere costretta a scegliere tra famiglia e carriera è stato doloroso e difficile. Ma non avevo alternativa”.

CINZIA FERRO, 1973, titolare di Estremadura Cafè di Verbania
“Non deve stupire che siano rare le mamme tra le mie colleghe coetanee. Vent’anni fa, di notte dietro al bancone le donne erano davvero pochissime e sempre guardate dai colleghi barman con sospetto e sufficienza. E se oggi siamo ancora lontani da una vera uguaglianza tra i sessi, di certo per accreditarsi la generazione di barlady nata come me negli anni ’70 ha faticato di più delle colleghe giovani, che si sono affacciate a questo mondo nell’ultimo decennio”, osserva. E poi racconta: “Personalmente, non ho mai sentito il desiderio di un figlio, ma perché ero concentrata sul mio locale e conscia che diventare madre avrebbe limitato le mie aspirazioni professionali. Se mi guardo indietro sono serena, perché fino all’anno scorso ho tratto molta soddisfazione dalla mia attività e dai traguardi raggiunti. Se penso al futuro, invece, adesso sono decisamente preoccupata. Ma lo sarei ancora di più avessi sulle spalle anche la responsabilità di una creatura!”.

PAOLO CESAREO MORETTI, classe 1978, titolare de I Parolai di Siena
“Dovete sapere che io lavoro in banca, da quando mi sono laureato. E che è solo da qualche anno che ho aperto I Parolai. L’ho inaugurato con una certa incoscienza, complice l’entusiasmo della fidanzata, con l’obiettivo di dare vita a un locale di qualità dove ritrovarmi a bere con gli amici di sera. Entrambi, sicuramente, avevamo sottovalutato l’impatto che I Parolai avrebbe avuto sulla nostra vita. Di fatto, da allora io non ho più avuto tempo per me. Per farla breve, la nostra relazione non è durata: lei si sentiva trascurata. E per molto tempo sono rimasto single. Solo da poco ho conosciuto una donna minore di dieci anni che, restrizioni a parte, di sera lavora in un locale. Non so come andrà, è presto. Di certo, però, avere uno stile di vita simile è un vantaggio”, racconta. E poi osserva: “Se il nostro partner non è un collega e non lavora con noi, ci sono due possibilità. O è disposto a trascorrere da solo la maggior parte di serate, weekend e feste comandate oppure deve avere voglia di venirci a trovare nel locale. Dove, peraltro, saremo spesso probabilmente più impegnati a coccolare i clienti che attenti alla nostra famiglia. Abbiamo bisogno di una persona dotata di profondo senso di comprensione, pazienza, indipendenza psicologica e spirito di sacrificio. Senza dimenticare che occorre anche una sincera reciproca fiducia”.

ASILI E CHILDREN HOUSE NOTTURNI: COSA SONO, DOVE SI TROVANO E COME FUNZIONANO
Sapevate che nel Nord Europa, in Giappone e negli Stati Uniti sono molti i servizi pensati per i figli di chi lavora di notte? Totalmente diverso lo scenario in Italia dove, invece, non esistono né nidi né children house pubbliche. E anche a livello privato c’è davvero poco. Pioniere, nel 2015 a Roma, era stato Buonanotte Fiorellino, un asilo nido attivo 24 ore su 24 che però ha avuto vita breve. “Abbiamo chiuso il progetto a causa dell’esiguo numero di richieste pervenute. Di certo, colpa del costo elevato, che rendeva il servizio accessibile solo a un target con alta capacità di spesa, ma anche dell’idea diffusa ed errata che l’asilo notturno sia un mero parcheggio”, ci raccontano i responsabili. Dalla Capitale a Milano: qui la pedagogista Anna Podestà nel 2018 ha inaugurato il primo asilo meneghino aperto sia di giorno che di notte. Si chiama Nido Scuola Dadà e di notte ospita bambini dai 12 mesi ai 10 anni. I piccoli arrivano alla struttura verso le 18, trascorrono qualche momento con i genitori e, quindi, vengono affidati all’educatrice. Durante la permanenza ricevono cena e colazione, giocano, partecipano a laboratori e vengono vigilati durante la nanna. Ma anche questo non è proprio alla portata di tutte le tasche. Per darvi un’idea, si parla di 90 euro a bambino dalle 18 alle 7. In compenso, i fratelli hanno uno sconto del 50%. E sono previsti prezzi speciali se si utilizza il servizio assiduamente.

IN ESTREMA SINTESI
– Le barlady subiscono ancora pressioni e mobbing quando esprimono il desiderio di un figlio
– A parità d’incarico ed esperienza, le donne guadagnano in genere meno dei colleghi uomini
– Mancano in Italia strutture pubbliche per i figli di chi lavora di notte e nei weekend
– Per tutti, è difficile conciliare lavoro e famiglia e la percentuale di divorzi/separazioni non è bassa
– Chi lavora di notte in questo settore ha bisogno accanto di persona dotata di profondo senso di comprensione, pazienza, indipendenza psicologica e spirito di sacrificio.
– Può essere un vantaggio fare lo stesso mestiere