Banqueting e catering: riaprire il 1° luglio è come morire

Ci hanno dimenticati: l’appello amaro del presidente di ANBC, Associazione Nazionale Banqueting e Catering.

 

Niente, il riferimento non c’è proprio: di wedding e banqueting nel decreto sulle riaperture non si parla affatto.

Strano, eppure siamo alle porte della stagione clou: maggio e giugno sono tradizionalmente i mesi consacrati ai matrimoni.

Ma è mai possibile che il settore sia stato dimenticato?

“Purtroppo pare proprio di sì” – osserva con amarezza Paolo Capurro, presidente di ANBC, Associazione Nazionale Banqueting e Catering. “Non siamo neanche citati. Da qui la conclusione – che se confermata avrebbe risvolti tragici- di essere stati inglobati nella voce “convegni e congressi”, attività autorizzate a ripartire solo dal 1° luglio”.

Questo cosa vorrebbe dire?

“Che perderemmo i due mesi core per il nostro settore e che saremmo veramente in ginocchio. Se nel 2020 le perdite sono state del 90%, la data del 1° luglio sarebbe una pietra tombale: arriveremmo al 100%.”

E’ paradossale: è come se chi si è occupato della stesura del documento non sapesse neanche dell’esistenza del comparto.

Eppure, parliamo di una filiera possente che nel 2019 – precisa Capurro – “ha organizzato ben 220 mila matrimoni e che  -solo con quelli stranieri – (10 mila)  ha raggiunto il milione e mezzo di presenze e un fatturato di 600 milioni”.

E questo solo relativamente al wedding perché se guardiamo al settore congressi più in generale, i numeri sono ancora più alti: “600 mila operatori, 1 milione di  eventi,  ben 60 milioni di presenze e un fatturato di 75 miliardi, e questo solo nel 2019”.

Ma avete fatto presenti le vostre ragioni?

A più riprese e a vari referenti: dal Mise alle Regioni, dal ministero della salute, a quello degli affari regionali.

E la risposta?

La legge – anzi ‘non’ la legge – nel decreto.

Oltre al fatto di essere stati dimenticati, a lasciare con l’amaro in bocca è l’impressione che siano stati adottati due pesi e due misure: troppe categorie, con valutazioni di rischio non certo basse, aprono prima.

“Lungi da me ogni sorta di inutile gelosia, però è un dato di fatto che questa gestione delle aperture penalizza essenzialmente il nostro settore: non si possono fare ricevimenti fino al 1° luglio? Ecco l’escamotage prêt-à-porter: il ricevimento si fa in albergo o in un agriturismo all’aperto”.

E pensare che ANBC dispone di un protocollo rigido, addirittura ulteriormente implementato dagli stessi associati, a maggior garanzia dei clienti.

“Abbiamo persino richiesto – ci tiene a precisare Capurro – di essere sottoposti ad ispezioni che validassero la stretta osservanza da parte nostra delle norme di comportamento.”

E cosa è successo?

Non è venuto nessuno.

Cosa chiedete, allora?

Di poter tornare a lavorare, ecco la nostra priorità. Che ci dessero una risposta su questo punto. Ovviamente se la situazione non si sblocca non ci resterà che reclamare dei sostegni al reddito. Ma che siano indennizzi consistenti, però, perché non lavoriamo ormai da 16 mesi.