Assobibe: mancanza di CO2, a rischio bibite e acque minerali

Anidride carbonica cercasi disperatamente. Dopo che a lanciare l’allarme è stata Sant’Anna che ha fermato la produzione di acqua gassata, il problema della mancanza di CO2 si è esteso a tutte le bevande analcoliche frizzanti, arrivando fino all’industria alimentare.

Le aziende che operano in Italia nel settore delle bevande analcoliche – ha confermato Giangiacomo Pierini, Presidente di Assobibe – sono in un momento di estrema difficoltà. Ai rincari dei costi dell’energia, oltre 550% per le industrie che rappresento, a quello delle materie prime per i nostri packaging, si aggiungono problemi di reperimento di alcune materie prime, in particolar modo di anidride carbonica”.

Che ha aggiunto: “Oltre alla difficoltà dei costi e della disponibilità di materie prime che ricordavo prima, le aziende che rappresento tra pochi mesi saranno tassate dalla sugar tax su tutti i loro prodotti (anche quelli senza zucchero), con inevitabili effetti sui prezzi – già in crescita in questo momento di esplosione dell’inflazione – e dunque sui volumi. Chiediamo al Governo di agire almeno su questo, perché la tassa deve essere eliminata per dare un po’ di respiro alle aziende e provare davvero a ripartire“.

D’altronde, nei giorni scorsi anche Air Liquide, gruppo francese leader in Europa nella produzione di CO2 con oltre 23 miliardi di euro di ricavi, aveva confermato la difficoltà ad approvvigionarsi sul mercato. La mancanza di gas, poi, rischia di travolgere anche settore lontani da quello del bevande perché l’anidride carbonica serve a surgelare gli alimenti, ma anche a confezionarli in atmosfera protettiva. Un impatto destinato a coinvolgere anche la logistica, perché la CO2 è utilizzata anche per il trasporto e il raffreddamento degli ingredienti e per i trasporti refrigerati.

A gettare acqua sul fuoco è stato invece Ettore Fortuna, vice presidente di Mineracqua, che parlando con repubblica.it, ha voluto evitare gli allarmismi. “Dobbiamo concentrarci su quello che possiamo fare. La mancanza di CO2 è l’ennesimo problema in un anno difficile, ma l’acqua frizzante vale il 17% del mercato. Per fortuna non tutte le società hanno gli stessi problemi. Probabilmente qualche marca non sarà gli scaffali per un po’, ma ce ne saranno altre“.