Alternanza Scuola/Lavoro: il punto del presidente FIPE Lino Enrico Stoppani

Dopo l’emanazione del provvedimento cosiddetto della “Buona Scuola” (Legge n. 107/2015), si registra un positivo impegno da parte di tutti i soggetti interessati per cogliere tutte le opportunità e gli obiettivi del nuovo percorso di “Alternanza Scuola/Lavoro”.

Lino Stoppani

È un argomento delicato, perché tocca i giovani, con le complessità e le prudenze che accompagnano il loro processo di apprendimento e di maturazione, sul quale gli interessi devono combinarsi con le responsabilità e i doveri che spettano a tutti – Scuola, Istituzioni, Imprese, gli stessi Studenti – perché una società forte e sana si consolida trasmettendo competenze e conoscenze, con i valori della vita, tra cui quelli del lavoro. Ben venga, quindi, il progetto di parziale descolarizzazione della formazione, che aggiunge ai classici programmi didattici, nuovi ingredienti, con buone dosi di lavoro, di esperienze in impresa o più semplicemente di realtà!La ragione più importante del cambiamento sta nella straordinaria potenzialità educativa alla base dell’esperienza in azienda, dove lo studente può fertilizzare competenze tecniche, ma anche apprendere i valori della vita, come l’ubbidire ai comandi, il rispetto delle gerarchie e delle regole, il modo di rapportarsi e stare in gruppo e tante altre cose. È un percorso dove il sapere, che trasferisce la scuola, si evolve nel saper fare, che si impara dal lavoro, e poi nel saper essere, che si costruisce sulle esperienze di vita.L’alternanza scuola/lavoro non è una novità, non solo perché sul tema la Ristorazione ha una consolidata storia di collaborazione con gli Istituti Alberghieri, ma anche perché è una caratteristica che ha accompagnato molte generazioni di ragazzi, figli di commercianti o esercenti, che da sempre hanno combinato studio e lavoro, spesso anche bene, aiutando genitori o familiari nelle loro attività, partendo dai lavori più modesti e umili, che hanno fortificato il loro carattere e trasferito insegnamenti di vita fondamentali.

Innanzitutto il saper dare valore al tempo, mai da sprecare, combinando non senza difficoltà studio, lavoro e divertimento, perché non è solo la quantità di tempo che serve a fare bene le cose, ma anche la qualità e l’intensità dell’impegno. Stando a contatto con il lavoro si impara anche a dare valore ai soldi che, se sudati, si rispettano e non si sprecano, anche perché si dice che “i soldi scappano da chi li maltratta”. Inoltre, si impara a dare valore anche ai sacrifici, soprattutto a quello dei propri genitori, che per consentire ai figli lo studio o qualche comodità in più rispetto a quella che hanno avuto loro, si sono rimboccati le maniche, sacrificio da comprendere, rispettare e onorare con la stessa moneta, anche nello studio.

Si impara anche ad avere pazienza, perché il principio che “il cliente ha sempre ragione” fortifica la capacità di subire critiche e pretese, a volte anche ingiustificate, ma da accettare per salvaguardare il patrimonio di clientela ed, in generale, ad alzare il livello di sopportazione, elemento utile anche nella vita. Si capiscono anche le differenze, perché in negozio arriva di tutto, anche gente che fa fatica a pagare, che sta attenta nella spesa, che nei suoi problemi economici dimostra serietà e dignità, che sono valori che si percepiscono, si imparano e maturano la persona.

L’alternanza è, cioè, educazione integrale della persona e, quindi, un investimento sulla formazione e il futuro dei nostri giovani, ma anche elemento importante per dare continuità. prospettiva e qualità anche ai Mestieri. Se al lavoro aggiungessimo anche un po’ più di sport, avremmo, oltre al rafforzamento fisico, l’allenamento al “saper perdere” che è certamente un’altra cosa, ma altrettanto valoriale per la vita!