Qualitaly_108
Italiani e cibo, oggi 53% cucina a cena tutti i giorni ma vorrebbe poter avere più tempo solo 1 italiano su 3 cucina a pranzo 75% possiede ricette “di famiglia” o piatti tradizionali tramandati per il 98% degli intervistati il cibo è un’esperienza 37 sono i minuti al giorno che gli italiani utilizzano per cucinare in casa 30 minuti è il tempo medio per consumare i pasti l’ 83,5% degli intervistati riconosce ai ristoranti valore di salvaguardia dell’identità culturale e alimentare il 46,1% è disposto a pagare un prezzo del 10% superiore alla media per acquistare un prodotto sicuro e di buona qualità il 71,8% degli italiani durante la scelta del piatto si informa sulla qualità e la provenienza dei prodotti sprechi: solo il 18,8% chiede di portare a casa il cibo e le bevande ordinati e non consumati nelle scelte di acquisto il 53,9% sceglie prodotti biologici , a chilometro zero e rispettosi dell’ambiente il 66,4% si riunisce durante i giorni festivi con parenti e amici per pranzare o cenare FONTE: DATI FIPE – GLI ITALIANI E IL CIBO DIC. GEN. 2019 21 CHILOMETRO ZERO, FARMER MARKET: SIAMO TUTTI AGRICOLTORI! Per Rolando Manfredini, Capo Area Sicurezza Alimentare e Produttiva Coldiretti , «laquestioneva inquadrata dal punto di vista generale: l’Europa è il primo produttore mondiale di cibo ma anche il primo importato- re mondiale. Questo la dice lunga sulla nostra epoca di cibo globaliz- zato: in tutto il mondo il cibo viene scambiato, mediamente per arrivare sulle nostre tavole percorre 2.000 km, anche l’Italia è soggetta a un sistema di importazione forte». Ma stiamo parlando di che tipo di cibo? «Quando copre lunghe distanze è per tare conservate. Le uova industriali, gli ovo-prodotti utilizzati nell’indu- stria dolciaria, o nella produzione di pasta all’uovo, richiederanno alcuni connotati tecnologici, come la pig- mentazione del tuorlo». L’ultima frontiera del food starà tutta in 3 parametri legati alla percezione del prodotto da parte del consuma- tore, per Lacetera: «sempre più si sceglieranno prodotti con 1) valore ambientale : quale il costo ambien- tale nel produrre un asparago, una mela, il latte, un salame? Se quel processo produttivo è stato attento al consumo delle risorse, o se ha immesso sostanze inquinanti, peri- colose, nel terreno. La fascia di po- polazione attenta alla tematica am- bientale è in crescita, ed è disposta a riconoscere un prezzo maggiore; 2) benessere animale ovvero come l’animale che ha reso disponibile il prodotto è stato trattato. Ad esem- pio, la netta preferenza delle uova di galline allevate a terra a fronte di caratteristiche intrinseche uguali; 3) consumatori che riconoscono valore aggiunto a un prodotto se il proces- so ha utilizzato lavoro di categorie svantaggiate (detenuti, migranti) l’ a- gricoltura sociale ». Infine, «un ruolo importante l’avranno la comunica- zione e le certificazioni (il bio)».
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