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IN PROFONDITÀ Gig economy. Siamo tutti coinvolti! Riders vs food delivery. Anche il governo cerca una soluzione. Ma chi sono i protagonisti della vicenda e in che modo c’entrano gli operatori della ristorazione? AGO. SET. 2018 18 DI MAURO GAROFALO S empre più clienti scelgono il food delivery. I numeri in Italia parlano di un settore da 2 miliardi di euro, in cre- scita (a livello mondiale vale 83 mld, fonte: Agi). Unnuovomercato incerca del giusto punto di equilibrio tra ope- ratori, ristoranti, addetti allaconsegna. Se da un lato, infatti, il food delivery può essere un’opportunità, dall’altro implica un piccolo sovrapprezzo che va a ripagare il lavoro di chi consegna: i riders. Secondo le stime Fondazione DeBenedettisono10.000idriver,ofat- torini, che lavoranonellagigeconomy (lavoro a richiesta). Ma dall’ultima in- dagine Adoc il 57% degli associati si è detto disposto a pagare di più la consegna del cibo pur di tutelare i diritti dei fattorini; degli intervistati, il 65% ordina una volta al mese. Sugliordini,lapizzadasolavale il 43%, il cibo italiano batte il cinese (26%) e il giapponese (21%). Ma vediamo quali le posizioni di alcuni protago- nisti del settore. SILVIO MORETTI, DIRETTO- RE SERVIZI SINDACALI FIPE CONFCOMMERCIO «I costi del servizio di consegna a casa del cliente non possano essere scaricati sui ristoratori, devono essere ridistribuiti nella filiera. Almomentosi sta parlando di proposte; il governo è sovrano ma la contrattazione deve es- sere risolta tramiteuna normativa spe- cifica, o delegata ai contratti collettivi. In caso contrario rischieremmo leggi con trattamenti diversi, che potrebbe- ro generare diseconomie: pensiamo, per esempio, a una legge regionale in Emilia e un’altra nel Lazio (le regioni che si stanno muovendo prima ndr). Su riders, aziende, ristoratori, utenti
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