Illy: “Il caffè bevanda della felicità”

Illy: “Il caffè bevanda della felicità”

Jeffrey Sachs, Andrea Illy, John Helliwell, Joachim von Braun

I risultati del Rapporto Mondiale sulla Felicità 2018 dell’ONU, che misura il livello di felicità degli abitanti di 156 Paesi e quello degli immigrati presenti in 117 Paesi, sono stati diffusi durante un evento di presentazione organizzato presso la Pontificia Accademia delle Scienze, in Vaticano. Un ulteriore evento si terrà alle Nazioni Unite la prossima settimana, il 20 marzo, in occasione della Giornata Mondiale della Felicità. L’attenzione globale verso questo report, nato nel 2012 e giunto alla sua sesta edizione, continua ad aumentare, come dimostra il fatto che governi, organizzazioni e società civile utilizzino sempre più spesso indicatori sulla felicità nei propri processi decisionali. Tuttavia, ciò che distingue questo report da quelli precedenti è la particolare attenzione dedicata al fenomeno delle migrazioni e ai livelli di felicità degli immigrati, fattori importanti da considerare, dato che sono molti i Paesi del mondo alle prese con questo complesso problema.

Il report comprende quattro capitoli dedicati alla migrazione, sia interna sia internazionale, e che misurano la felicità dei migranti, quella delle famiglie lasciate nei Paesi di origine e quella degli abitanti di città e Paesi che ospitano i migranti. Quest’anno, in base ai sondaggi raccolti tra il 2015 e il 2017, la Finlandia si posiziona per la prima volta in cima alla classifica dei Paesi più felici. Anche gli immigrati che vivono sul suo territorio risultano i più felici al mondo, per lo meno rispetto ai 117 Paesi considerati, quelli con un numero di immigrati abbastanza alto da consentire l’individuazione di campioni sufficientemente consistenti. Completano la “top ten” della classifica sulla felicità complessiva Norvegia, Danimarca, Islanda, Svizzera, Olanda, Canada, Nuova Zelanda, Svezia e Australia. Gli Stati Uniti si piazzano al 18o posto, perdendo quattro posizioni rispetto all’anno precedente.

“Il dato che colpisce di più in questo report è la generale corrispondenza tra la felicità degli immigrati e quella degli abitanti”, osserva il prof. John Helliwell dell’Università della Columbia Britannica. I primi dieci Paesi della classifica 2015-2017 sulla felicità complessiva si collocano anche nei primi 11 posti della classifica sulla felicità degli immigrati (misurata grazie a sondaggi realizzati tra il 2005 e il 2015). “Sebbene gli immigrati provengano da Paesi con livelli di felicità molti diversi tra loro, i giudizi che emergono dai sondaggi sulle loro vite tendono a convergere su quelli degli altri residenti dei loro nuovi Paesi”, spiega Helliwell. “Chi sceglie Paesi più felici vince, mentre chi sceglie Paesi meno felici perde”. L’avvicinamento al livello di felicità della popolazione autoctona non è, tuttavia, completo, perché si registra un effetto “impronta” derivante dai livelli di felicità dei Paesi in cui i migranti sono nati. In genere, i migranti si spostano verso Paesi più felici; di conseguenza, in media, i migranti aumentano la propria felicità. Tuttavia, l’effetto impronta fa sì che gli immigrati siano leggermente meno felici del resto della popolazione dei Paesi più felici e che siano più felici delle popolazioni locali dei Paesi meno felici.

Secondo quanto misurato dalla società Gallup con il proprio Indice di accettazione dei migranti, sia gli immigrati sia le popolazioni che li ospitano risultano più felici laddove l’immigrazione è più facilmente accettata. Il Rapporto Mondiale sulla Felicità di quest’anno dedica un capitolo alla Cina, la cui migrazione interna avvenuta negli ultimi 25 anni è stata descritta dall’autore John Knight come “la più grande migrazione della storia umana”, una migrazione che spesso sembra aver lasciato i migranti meno felici di coloro che sono rimasti nelle campagne. Il rapporto, prodotto dal network SDSN delle Nazioni Unite e dalla Fondazione Ernesto Illy, è curato dal prof. John F. Helliwell (Università della Columbia Britannica e Istituto canadese di ricerca avanzata), dal prof. Richard Layard (co-direttore del Programma Well-Being presso il Centre for Economic Performance della Scuola di economia e scienze politiche di Londra) e dal prof. Sachs (direttore del network SDSN stesso). Le applicazioni a livello normativo degli studi sulla felicità sono raccolte nella pubblicazione collettiva del network SDSN intitolata Global Happiness Policy Report 2018 (http://www.happinesscouncil.org). Il Rapporto Mondiale sulla Felicità 2018 è costituito dai seguenti capitoli: • “Felicità e migrazione: una panoramica”, di John Helliwell, Richard Layard e Jeffrey Sachs; • “Migrazione internazionale e felicità mondiale”, di John Helliwell, Haifang Huang, Shun Wang e Hugh Shiplett; • “Migrando, i migranti internazionali aumentano la propria felicità e quella delle proprie famiglie?”, di Martijn Hendricks, Martijn Burger, Julie Ray e Neli Esipova; • “Migrazione e felicità in Cina”, di John Knight e Ramani Gunatilaka; • “Felicità e Migrazione internazionale in America Latina”, di Carol Graham e Milena Nikolova; • “La felicità in America Latina ha basi sociali”, di Mariano Rojas; • “La crisi sanitaria americana e il paradosso di Easterlin”, di Jeffrey Sachs.

Il caffè è letteralmente la bevanda della felicità, qualcosa di molto semplice e al tempo stesso complesso, un prodotto che regala raffinato piacere alla vita quotidiana di persone di tutto il mondo e che a ogni tazzina porta sviluppo nei paesi di produzione. Ecco perché è stato del tutto naturale per Illy sostenere un progetto come il Rapporto Mondiale sulla Felicità e il lavoro del prof. Sachs e della sua squadra”, afferma Andrea Illy, presidente di illycaffè e membro del Consiglio della Fondazione Ernesto Illy. “L’attenzione riservata dal rapporto di quest’anno alla felicità in America Latina è molto interessante per noi. Acquistiamo due terzi del nostro caffè direttamente da agricoltori sudamericani, ai quali accordiamo compensi molto superiori ai prezzi di mercato in cambio del rispetto dei nostri elevati standard di qualità e ai quali forniamo tutto il supporto educativo necessario per raggiungere tale qualità. Questo modello innesca un circolo virtuoso che consente agli agricoltori di investire maggiormente sulla qualità e sul proprio territorio, generando una crescita economica

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