Com’è cambiato l’aperitivo: dall’happy hour al piattino

Com’è cambiato l’aperitivo: dall’happy hour al piattino

Com’è cambiato il momento dell’aperitivo al bar!

UNO SGUARDO AL PASSATO
Erano gli anni ’90 quando a Milano imperversava l’happy hour (od hora feliz). A lanciare il trend, ovvero a offrire un buffet gratuito con cocktail a special price all’ora dell’aperitivo, fu il Cap Saint Martin di Vinicio Valdo, celeberrimo imprenditore della night life milanese, in seguito pioniere nel lanciare le isole del cibo.

 

“L’happy hour fu una rivoluzione che cambiò le abitudini della gente. Il buffet gratis con drink scontati rappresentava un’occasione per socializzare, permetteva agli studenti di rendere più lunga la serata e ai lavoratori di frequentare colleghi e amici senza dovere poi cucinare a casa”, ricorda il titolare del Jazz Cafè Giuseppe Grasso.

IL PRESENTE

Oggi questo modello di business è obsoleto.
“Diciamolo: è impossibile guadagnare offrendo drink a metà prezzo a base di buone materie prime e cibo di qualità free. Di fatto, anche negli anni ’90 in tanti ricorrevano ai travasini per contenere le spese”, commenta Patrick Piazza.

 

“Nel tempo però la clientela è divenuta più colta e preparata in tema di bere miscelato: utilizzare per i drink prodotti mediocri oggi sarebbe un boomerang”, conclude Giovanni Dispinzeri.

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