Cantina Ca’ del Bosco, dove si incontrano vino e arte

Cantina Ca’ del Bosco, dove si incontrano vino e arte

La cantina di Ca’ del Bosco è un luogo dove l’arte e la perfezione del vino si uniscono e si fondono con la scultura e l’armonia del paesaggio. Un luogo aperto che offre e presenta al mondo gli incanti della natura, sapientemente lavorata e trasformata dall’uomo in capolavori di armonie gustative e olfattive, unita alla profondità dell’arte. Ca’ del Bosco esprime e rappresenta una diversa idea di civilizzazione del vino, creando una relazione privilegiata tra le qualità delle sue strutture, territori, uomini e arte.

La preferenza di Maurizio Zanella nei confronti della scultura è favorita dal luogo che bene si adatta, per il meraviglioso paesaggio, alla collocazione di opere d’arte. Ma soprattutto nasce dalla similitudine tra il vino, prodotto tridimensionale che coinvolge la vista, l’olfatto e la bocca, e la scultura, che stimola l’occhio e coinvolge i sensi. Ca’ del Bosco in questi anni diventa, da spazio riservato, un luogo che si apre ad un pubblico che alla passione per il vino unisce la predilezione per l’arte. L’immagine che ne emerge è forte, duratura, di qualità culturale ed economica legata all’ambizione dell’uomo e alla sua perseveranza.

L’ARTE

Arnaldo Pomodoro – Arnaldo Pomodoro nasce in provincia di Rimini e, dopo gli studi di architettura, esordisce come disegnatore, decoratore ed artigiano del metallo. A Milano frequenta l’ambiente artistico dell’Accademia di Brera nel periodo degli anni ’50. Nel 1954 inizia ad esporre in Italia e all’estero. Oggi sono numerose le sue opere presenti nelle piazze del mondo e l’artista è ormai considerato il più grande scultore contemporaneo italiano. Famoso soprattutto per le sue particolari sfere di bronzo che si scompongono, si rompono, si aprono davanti allo spettatore rivelando la complessità dell’interno.

Cancello solare, 1987 (scultura in bronzo ed anima in acciaio, diametro 5 m). Si tratta di una struttura circolare di 5 metri di diametro che si apre in due semicerchi di 25 quintali ciascuno. La conclusione della progettazione è avvenuta nel 1987, mentre la realizzazione dell’opera è terminata nel 1993. L’opera, posizionata all’ingresso di Ca’ del Bosco, è stata commissionata da Maurizio Zanella che ha incaricato Arnaldo Pomodoro di realizzare un cancello che rappresentasse un ingresso emblematico verso le vigne e l’intera proprietà. Il cancello circolare, con punte rivolte verso l’alto simili a frecce, rappresenta e introduce alla consacrazione del rapporto tra vino e arte: un grande sole perché, come afferma lo stesso Zanella, “è il sole il vero nutrimento dell’uva che, proprio come il sole, con i suoi raggi riscalda e illumina i dolci colli di Ca’ del Bosco”.

Igor Mitoraj – Igor Mitoraj è nato a Oederan, in Germania, da madre tedesca e padre ufficiale della Legione Straniera. È sopravvissuto ai bombardamenti di dresda nella fine dell’incubo del 1945. È cresciuto a Cracovia dove il suo insegnate è stato Tadeusz Kantor. Raggiunge Parigi, l’École Nationale Superieure des Beaux Arts, nel 1968. Non appagato, si muove in Messico dove studia l’arte Azteca. Viaggia poi tra Montmartre, Soho e la Grecia Classica dove le sue opere traggono l’ispirazione più evidente. Scompare nel 2014.

Eroi di luce, 1991 ( scultura in marmo bianco di Carrara 205x195x123 cm). Eroi di luce è una testa recisa dal sogno con l’inserto di una testa velata come fresca mummia. C’è la visione sincera e crudele dell’artista: “Non penso allo spettatore – dice Mitoraj – mi esprimo attraverso dei frammenti perché la parte invisibile è molto più importante”. La statua rimane un frammento luminoso, isolato rispetto alla struttura della cantina. Le fa da cornice il cielo che a volte sembra accendere il colore bianco del marmo e il profilo verde della collina di Ca’ del Bosco.

Rabarama – Rabarama, pseudonimo di Paola Epifani, nasce a Roma nel 1969. Fin da piccola dimostra di un talento innato per la scultura: a 10 anni partecipa alla Mostra Internazionale per il 30º Anniversario della Nato. Frequenta il Liceo Artistico e poi l’Accademia di Belle Arti di Venezia dove si diploma nel 1991. nota per le sue opere scultoree incentrate sulla figura umana e contraddistinte da una singolare intensità espressiva. Le sue gigantesche sculture in metallo (bronzo, alluminio) si collocano in genere a terra. Le sue opere sono quasi sempre decorate con pattern, texture o disegni che nelle sculture in metallo sono colorati a mano. dal 2000 le sue opere cominciano ad essere esposte presso i più prestigiosi musei italiani e stranieri, in particolare negli USA e a Parigi.

Codice genetico. La scultura sembra trovarsi in una condizione di stasi o di lento risveglio, in una sorta di lenta ripresa da un assopimento non solo del corpo ma anche della coscienza. La figura è accovacciata, stretta a se stessa, rannicchiata in una posizione fetale. Sembra dischiudersi lentamente. Il viso esprime delicatezza, una fragilità d’anima che si esprime ancor più grazie ad una “pelle” del tutto particolare, costituita da frammenti di puzzle colorato. Un’epidermide a scaglie in cui sono nascosti codici e linguaggi. Sono schermo e protezione, un tracciato da leggere o una mappa da decifrare. Sembrano fare da filtro e confine tra il dentro e il fuori , pur delineando la nudità.

Stefano Bombardieri – Stefano Bombardieri è bresciano e figlio d’arte. Suo padre è scultore e con lui sperimenta agli inizi l’uso della tecnica artistica e dei materiali. Ma l’espressività nasce nel parco dei divertimenti di Gardaland dove, giovanissimo, ha lavorato per costruire balene, rinoceronti, mostri marini, fantastici o preistorici. Tutto quello che serve allo spettacolo del divertimento quotidiano. Stefano Bombardieri è diventato un grande giocoliere dell’arte. Ci trasmette meraviglia, ci fa stupire, ci diverte, ma allo stesso tempo ci porta a riflettere sulle cose apparentemente banali.

Il peso del tempo sospeso, 2003 (vetroresina e cemento, 400cm). Colpisce e lascia confusi la collocazione dell’opera all’entrata dell’area vinificazione della cantina. Un rinoceronte a grandezza naturale sospeso al soffitto in un fiero gioco iperrealista. L’animale è simbolo di vitalità ed energia e qui si trova imbragato e insaccato quasi a farci riflettere sul senso della natura morta ma che alla fine desta sorpresa e lascia un’immagine intensa e violenta.

Bruno Romeda – Bruno Romeda nasce a Brescia, ma vive e lavora tra la città natale, la Francia e New York. Le sue opere hanno varcato le soglie delle più importanti gallerie d’arte del mondo. Cerchi, spirali, quadrati e triangoli rappresentano il repertorio più amato dell’artista, espresso in forme geometriche semplici, quasi primordiali, rese da sottili strisce di bronzo dallo spessore irregolare. Le linee sembrano ispirarsi ai graffiti della Valle Camonica. L’artista inizia “sul campo” nei primi anni Cinquanta, ad Antibes, a contatto con geni incontrastati come Picasso, e prosegue in America, negli anni Sessanta, durante il periodo di massima espressione del minimalismo. Le sue opere essenziali e leggere, fatte di vuoti e di pieni, sono pensate per fondersi con il paesaggio e la natura circostante.

Elogio dell’ombra, 1994 (bronzo). La scultura, collocata nel piccolo lago di Ca’ del Bosco, sembra fare da cornice alla natura dominante ma, allo stesso tempo, in un gioco di riflessi d’acqua, si intreccia tra le foglie e geometricamente modifica la visione del luogo. Il senso della leggerezza contrasta con la solidità della struttura.

Cracking Art – Cracking Art, corrente artistica che nasce nel 1993, riunisce un gruppo di sei artisti (Nucara, Veronese, Angi, Rizzetti, Kicco e Sweetlove) che si esprimono ciascuno in forme diverse, con forti linguaggi individuali. Cracking significa “spaccatura, divisione”. Con il processo del cracking catalitico, la materia naturale più antica dell’universo, il petrolio, da elemento naturale si trasforma in elemento artificiale, diventando materiale plastico, riciclabile. Cracking Art crea forme che simulano la natura, attraverso animali che trasmettono un “indistruttibile ottimismo”, come lo definisce il critico artistico Piero Adorno.

Blue Guardians, 2010 (plastica riciclata, 155 cm). Nel 2009 Maurizio Zanella chiede al Cracking Art Group di cercare l’immagine di un animale che possa trovare la propria collocazione ideale nella tenuta di Erbusco, tra i vigneti e il bosco. Nasce l’idea del lupo, di un lupo guardiano, in posizione attenta, ma benevola. Le linee del disegno tracciano i contorni di un lupo quasi ieratico, addolcito da un lieve sorriso beffardo. Il bozzetto diventa forma plastica e nasce il Blue Guardian, in un blu volutamente “di rottura” con i colori di Ca’ del Bosco.

Rado Kirov – Rado Kirov nasce in Bulgaria nel 1955. A 25 anni è apprendista artigiano del rame sotto l’ala di Alexander Raev, uno dei migliori artigiani del tempo. La passione e l’abilità nel lavorare il rame si spostano poi sull’argento e sull’oro. Rado Kirov ha sviluppato una tecnica unica nel manipolare una lamina di acciaio manualmente, utilizzando le proprietà fisiche intrinseche del metallo per creare una superficie tridimensionale sorprendente che rispecchia in modo dinamico ciò che la circonda e attira l’osservatore nella magia del suo riflesso.

Gravity, 2013 + untitled Column, 2013 mirrored stainless steel – 240*27*27 cm. L’effetto mercurio, così chiamato dall’artista, rappresenta il mezzo con il quale Rado Kirov esprime la sua nuova passione per la scultura e la sua maestria nel trattare l’acciaio inossidabile.

Spirito Costa – Spirito Costa ha origini brasiliane che l’hanno resa particolarmente sensibile alle tematiche ecologiche, soffrendo, sulla sua pelle, il trauma della foresta amazzonica. Per sollecitare la riflessione su questo problema, centrale per la vita del mondo intero, l’artista ha realizzato l’opera “Eggs Concept”, il cui messaggio può essere universalmente compreso per l’uso preponderante della simbologia dell’uovo, ampiamente condivisa in tutti i tempi ed in pressoché tutte le culture.

Egg Concept 2014 (tecnica mista – vernice ecologica e materiale riciclato al 70%, realizzato con oltre 6.000 gusci d’uovo, 210 cm x 160 cm). Egg Concept ha, come elemento centrale, un uovo perfetto che poggia su una articolata base che è elemento integrante dell’opera stessa. Sotto il profilo estetico l’opera Egg Concept può essere inserita sia in un contesto di Arte Povera, per l’uso di materiale riciclato, di tutti i giorni e di basso valore economico, sia di Arte Concettuale in quanto riflessione sul concetto di arte e sul suo ruolo.

Zheng Lu – Zheng Lu nasce nel 1978 a Chi Feng, in Mongolia. Studia scultura presso l’Accademia di Belle Arti Lu Xun e si specializza, sempre in scultura, prima all’Accademia Centrale di Belle Arti, poi in Francia dove nel 2006 conquista la Borsa Prix LVMH, frequentando l’École Nationale Supérieure des Beaux-arts di Parigi. Tra i premi ottenuti, l’Inspired Performance Journey, il Gran Premio INFINITI, il 4° posto alla Competizione design For Sitting del 2009, il Premio Miglior Tecnica ed il Premio LVMH Giovani Artisti “Omaggio agli Impressionisti “ nel 2005.

Water in Dripping, 2016 (acciaio) ripropone il legame intrinseco tra scultura e i testi letterari che ne hanno ispirato la realizzazione. L’artista sceglie un componimento di un famoso poeta del periodo Tang, Pai Chu-I (noto anche come Bai Juyi) che funge da elemento testuale di fondo per l’opera. Attraverso l’esplorazione del movimento naturale dell’acqua, il poema, incorporato nelle forme scultoree, narra di un viaggio simbolico natura-mobilità. Torreggiante e aggraziata, e nondimeno attraente, l’installazione è degna di nota anche per l’illuminazione soffusa, con improvvisi bagliori che enfatizzano i contorni dell’intero manufatto.

LA FOTOGRAFIA

Al viaggio nel mondo dell’arte si aggiunge il percorso fotografico, una breve mostra che si snoda negli spazi della cantina: 11 fotografie di fotografi di fama internazionale che ritraggono Ca’ del Bosco, il vino, le persone che vi lavorano. Una raccolta di immagini racchiuse in un libro edito da Skirà nel 2004 “11 fotografi e un vino”.

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